Siena
C’è anche Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, tra i firmatari di un nuovo e articolato appello indirizzato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere lo stop al progetto eolico industriale previsto tra Umbria, Lazio e Toscana. Un’iniziativa che rafforza il fronte del dissenso e che vede convergere mondi diversi: istituzioni accademiche, cultura, ricerca e società civile. Accanto a Montanari figurano oltre cento personalità di primo piano del panorama culturale e scientifico italiano, tra cui Paolo Maddalena, Salvatore Settis, Massimo Cacciari, Giorgio Agamben, Stefano Mancuso, Alice Rohrwacher, Ugo Mattei, Francesco Remotti, Eike Dieter Schmidt, Sergio Ulgiati, Luigi Manconi, Vito Teti, Rita Paris e Giuseppe Tornatore, oltre a numerosi archeologi, urbanisti, economisti e antropologi. Il comitato Alfina Viva, promotore dell’iniziativa, ricorda inoltre l’adesione di una vasta rete composta da più di duecento associazioni, comitati e realtà civiche.
La lettera, inviata al Quirinale dopo un primo appello lanciato lo scorso settembre, denuncia come il progetto possa procedere nonostante i pareri contrari espressi dal Ministero della cultura, dalla Sovrintendenza, dalla Regione Umbria e da tutti i Comuni interessati. Una situazione che, secondo i firmatari, solleva interrogativi di rilievo istituzionale e costituzionale. Nel testo viene richiamato esplicitamente l’articolo 9 della Costituzione, che affida alla Repubblica la tutela del paesaggio come valore primario e interesse collettivo. Un principio che, a giudizio dei sottoscrittori, risulterebbe compromesso dall’intervento, che prevede l’installazione di sette aerogeneratori alti oltre 200 metri nell’area dell’Alto Lazio, tra Orvieto, Civita di Bagnoregio, il Lago di Bolsena e l’Alta Tuscia. Secondo i promotori dell’appello, un impianto di queste dimensioni produrrebbe un’alterazione irreversibile del paesaggio, a fronte di un rendimento energetico giudicato modesto anche sulla base degli studi anemometrici disponibili. Pur ribadendo la necessità della transizione energetica, il documento sottolinea come essa non possa essere realizzata a scapito dei principi costituzionali né sacrificando territori di eccezionale valore storico, culturale e ambientale.
Il fronte del no evidenzia infine il carattere trasversale della mobilitazione: decine di amministrazioni locali di diverso orientamento politico, numerosi sindaci di Umbria e Lazio e la stessa Regione Umbria, che aveva espresso valutazioni negative successivamente superate da una recente sentenza del Consiglio di Stato, hanno manifestato la propria contrarietà al progetto.
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