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Siena

Le Scotte, i docenti alzano la voce: "Basta divisioni con gli ospedalieri: la missione comune è curare"

Sette luminari replicano alle critiche e approvano le nuove assunzioni: "Scelta lungimirante"

Claudio Coli

24 Gennaio 2026, 05:17

Luminari Scotte

I docenti dell'ospedale le Scotte

“Basta divisioni e polemiche: sia noi che gli ospedalieri lavoriamo con la missione di curare i malati, nessuno si dimentica di loro”. I docenti universitari delle Scotte alzano la voce dopo giorni di furenti polemiche legate alle dichiarazioni di alcune organizzazioni sindacali, che hanno criticato la scelta dell'azienda ospedaliera di assumere 29 nuovi docenti, parlando di potenziali squilibri e carenze. Sono tanti i puntini sulle i che hanno voluto mettere sulla questione sei noti professionisti e luminari del policlinico: Marco Mandalà, direttore dell'otorinolaringoiatria, Bruno Frediani, direttore della reumatologia e del dipartimento di scienze mediche, chirurgiche e neuroscienze, Andrea Fagiolini, direttore del dipartimento di salute mentale, Maria Grazia Cusi, docente di microbiologia e microbiologia clinica e direttore dell'Unità operativa Microbiologia e virologia, Rossella Angotti, docente in chirurgia pediatrica e infantile, e Maria Grazia Castagna, direttrice di endocrinologia.

A sostenerli l'ex docente e luminare Walter Gioffré, presidente del Cnu di Siena. I professori hanno voluto replicare in particolare a certe sgradite critiche: “Siamo offesi da alcune cose dette, è inaccettabile sostenere che gli universitari si dedicano all'assistenza solo quando hanno tempo” – ha tuonato Gioffré. “La nostra mission mescola didattica, assistenza e ricerca, molti di questi colleghi lavorano giorno e notte senza sosta”. Accuse che capovolgono la realtà per Frediani: “In realtà facciamo più assistenza e non abbiamo tempo per il resto. Si pensa ci siano due club separati, quello degli ospedalieri e degli universitari, ma non è così”.

“Non esiste una dicotomia” – aggiunge Fagiolini. “Facciamo assistenza al 100%, formiamo i medici del domani per farli restare e la collaborazione è massima, io insegno e imparo al tempo stesso da specializzandi e infermieri. Le nostre lezioni e la ricerca sono basate sui casi clinici dei pazienti. Le tre missioni sono unite come le componenti del metallo”. Per Mandalà si tratta di accuse “pretestuose che minano l'unione necessaria. Siamo tutti uguali”. Mentre Castagna rimarca che “non servono guerre intestine, pensiamo ai cittadini”, stessa tesi di Angotti: “Tutti noi lavoriamo in funzione dei malati, nessuno si dimentica di loro”.

L'altro tema è la critica alle assunzioni: per i docenti è una mossa lungimirante e giusta, che fa sì che l'ospedale possa accogliere nuove eccellenze e capacità, e al tempo stesso far emergere i medici ospedalieri con i titoli adeguati all'insegnamento, così da indurli a restare in loco. Un esempio sono gli stessi docenti di cui si parla, tutti partiti dall'inquadramento di ospedalieri e diventati universitari. Mandalà ad esempio poteva scegliere tra l'Italia e il Canada e ha deciso alla fine di restare a Siena, rappresentando un'eccellenza per il territorio. “Più cure di alto livello sono un vantaggio per l'utenza” sottolinea Castagna. “Cercare nuovi docenti è una scelta utile” – sottolinea Cusi – “anche perché i fondi sono investiti nella ricerca e nei reparti”.

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