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Siena

Coltelli a scuola, metal detector all'ingresso? Ecco cosa ne pensano i presidi

Scetticismo e aperture parziali da parte dei dirigenti del territorio. Frati: “Non necessari”. Perrotta: “No ad approcci ideologici”

Claudio Coli

29 Gennaio 2026, 05:46

Metal detector scuole

Fa discutere la possibilità dei metal detector nelle scuole

Controlli, anche a sorpresa, con i metal detector agli ingressi delle scuole per prevenire l’introduzione di coltelli e altre armi bianche da parte degli alunni? È una possibilità che sta prendendo piede, dopo l’annuncio del ministro dell’interno Matteo Piantedosi che sarebbe pronto a produrre una circolare condivisa con il ministero dell’istruzione. Un’introduzione che prende spunto dalla tragedia avvenuta a La Spezia, dove un ragazzo è stato accoltellato a morte da un coetaneo dentro un istituto scolastico.

Cosa ne pensano i dirigenti scolastici del Senese? La possibilità divide, tra chi è dubbioso, chi contrario, la valuterebbe con approcci non ideologici o si adeguerebbe senza problemi. Al momento la sperimentazione per tali controlli è in atto in alcuni comuni della provincia di Napoli, su richiesta dei presidi, ma il modello potrebbe essere esportato in tutto lo stivale.

“Mettere i metal detector comporterebbe una spesa non indifferente – nota Luca Guerranti, dirigente scolastico di Caselli, Monna Agnese e Marconi – e problemi logistici legati ad ingressi e uscite. Ma al di là di questo, l’uso di coltelli inibito dentro le scuole temo si sposterebbe fuori dalle scuole, nelle piazze, per le strade, 10 metri più in là. Sarebbe uno sforzo in parte vano”.

Per il preside dunque andrebbe fatto alla radice un lavoro educativo più profondo con le famiglie, perché sottolinea, “entrare armati a scuola è grave, un coltello non è un temperino”. Fermo no da parte di Federico Frati, dirigente scolastico del Piccolomini: “Non ne sentiamo la necessità – dichiara – non vedo questa emergenza e non sono fra i presidi a chiedere tale misura. Ci sono altri spazi educativi contro la violenza, alternativi alle misure di controllo”.

“Io sono per un approccio non ideologico sul tema – sostiene invece il dirigente scolastico dell’istituto Agrario Domenico Biagio Perrotta – non si deve dire di no a prescindere, questa eventualità va valutata in base al contesto territoriale, ci sono zone e scuole che ne avrebbero bisogno, come già manifestato, altre no. È chiaramente un’extrema ratio certo, ma utile. Qui in provincia di Siena non ne percepiamo il bisogno imminente – assicura comunque - lavoriamo molto sulla prevenzione”.

Altri dirigenti scolastici si trincerano dietro un no comment, aspettando per esprimersi l’ufficialità dell’annunciata direttiva, altri, come la preside dell’Istituto Omnicomprensivo Avogadro di Abbadia San Salvatore, Valeria Giovagnoli, prende atto e non si scompone: “Non sono né favorevole né contraria – premette – nel caso ci adegueremo, sappiamo che esiste un problema in determinati territori. Nel nostro no, l’utenza della nostra scuola è di un certo tipo”.

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