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Siena

Funi sganciate, fa un volo di 5 metri: operaio ferito, due colleghi sono a processo

Un lavoratore 37enne si infortunò mentre tinteggiava l'NH Hotel in Piazza Gramsci: "Dopo mi hanno assunto a tempo indeterminato"

Claudio Coli

29 Gennaio 2026, 05:35

Tribunale di Siena

Il tribunale di Siena

Cadde da un'altezza di cinque metri mentre stava lavorando sulla facciata dell'hotel NH in piazza Gramsci per delle attività di tinteggiatura, a seguito dello sganciamento delle corde cui era attaccato. Protagonista dell'incidente sul lavoro, risalente all'aprile 2023, un operatore su fune di 37 anni della provincia di Siena, fortunatamente rimasto solo ferito: se fosse caduto da un'altezza superiore, per lui non ci sarebbe stato nulla da fare. A processo ci sono oggi due colleghi della ditta (il procuratore con delega alla sicurezza sul lavoro e un altro dipendente) suoi diretti superiori, accusati di lesioni colpose in ambito lavorativo e di varie violazioni sul fronte sicurezza. Nello specifico, ai due si contesta di aver omesso di attuare una procedura specifica che impedisse che le funi di trattenuta fossero sganciate quando ancora c'erano lavoratori appesi, e di aver omesso la vigilanza sulle procedure lavorative.

In aula, difeso dall'avvocato Alessandro Betti, ha parlato la parte offesa, il quale ha raccontato i fatti: “Era l'ultimo giorno, avevamo concluso i lavori tanto che baciai il cornicione e lo salutai – ha ripercorso il lavoratore – iniziarono le operazione di discesa, mi fermai all'altezza di un balcone, a cinque metri di altezza e in un attimo mi sono trovato a terra, ero incredulo”. A seguito dell'incidente l'uomo riportò varie microfratture e non lavorò per tre mesi. “Le funi furono sganciate per ordine dei superiori, nessuno controllò se c'era ancora qualcuno appeso” ha affermato. Al lavoratore – assunto poi a tempo indeterminato – furono pagati con l'assicurazione della ditta 21mila euro, e ricevette anche una lettera di richiamo in cui si faceva intendere che la responsabilità dell'incidente poteva essere la sua.

Una tesi rigettata: “In seguito mi hanno chiesto scusa – ha raccontato – sottolineando che c'era stato un errore che non doveva capitare, e mi hanno suggerito di dire che era occorso un problema tecnico”. A confermare la ricostruzione, in aula, anche un elemento del personale Asl, che dopo i vari accertamenti ha stabilito “che le corde erano sganciate volontariamente da un superiore”. A sostenere l'accusa il procuratore capo Andrea Boni, il quale al testimone ha chiesto in conclusione se nella sua carriera aveva assistito a casi simili con cadute da quote minore. “Si” la lapidaria replica. Il processo riprenderà con altri testimoni a inizio aprile.

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