Asciano
La fornace dell'Arbia da tempo abbandonata
È sfociato in un procedimento penale al tribunale di Siena il fallimento della nota ditta Laterizi Arbia, proprietaria della grande fornace nel comune di Asciano. Sono quattro i soggetti sul banco degli imputati, l’ex amministratore delegato e tre elementi del cda, accusati a vario titolo di reati fallimentari, tra cui falso in bilancio, ricorso abusivo al credito e bancarotta. La storica società ha dichiarato fallimento nell'aprile 2020, con un passivo intorno ai 26-27 milioni di euro. L'istruttoria dibattimentale è in corso davanti al collegio guidato dal giudice Fabio Frangini, che dovrà stabilire se ci sono state o meno condotte improprie legate alla fine dell'azienda.
In aula sono stati ascoltati alcuni testimoni, tra cui il curatore fallimentare e un maresciallo della Guardia di Finanza che ha condotto gli accertamenti e ha spiegato che l'azienda avrebbe richiesto finanziamenti fornendo una documentazione non corrispondente al vero, secondo le contestazioni. Si proseguirà con ulteriori testi del pm Siro De Flammineis in altre udienze già calendarizzate fino a maggio.
Nel frattempo il futuro della grande fornace rimane incerto. L'ultima asta si è svolta a novembre ma ancora non ci sono compratori, col prezzo richiesto di poco più di 3 milioni di euro. Lo stabile, costruito in origine attorno al 1920, è stato utilizzato in passato per la trasformazione dell'argilla finalizzata alla produzione del laterizio. Il compendio risulta costituito essenzialmente da un grande appezzamento di terreno di circa 46 mila metri quadrati sul quale sorgono vari edifici industriali attualmente in disuso, abbandonati. Da anni le condizioni dello stabilimento sono assai degradate e preoccupano i cittadini che da tempo chiedono una bonifica e il recupero, ma il tutto non appare un'operazione semplice.
L'ultimo interessamento risale al giugno 2024, quando il gruppo Act Finanz svolse un sopralluogo con la curatela fallimentare e il candidato sindaco Daniele Parri, che però non ha avuto seguito. Il regolamento urbanistico prevede un recupero con una base di residenziale, per un totale di 20.000 metri quadrati e con un 10% per convenzioni per finalità sociali; commerciale di vicinato per 800 metri quadrati e media superficie di vendita per 1.500 metri quadrati; direzionali o di servizio per un totale di 7.700 metri quadrati.
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