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Castellina in Chianti

Omicidio Franca Genovini, i pm contestano la premeditazione: morte sospetta fin dall’inizio, nei beni rubati la svolta del caso

Dai primi riscontri escluso il decesso per cause naturali dell'anziana, decisivi gli elementi dei gioielli scomparsi e delle telecamere. Le due arrestate rischiano l'ergastolo

Claudio Coli

06 Febbraio 2026, 05:17

Il pm Niccolò Ludovici

Il pm Niccolò Ludovici

Morte della signora Franca Genovini: c'è la svolta nel caso della rapina sfociata nel sangue, divenuto nel tempo un autentico giallo. Le due donne indagate in relazione alla tragica fine della 85enne di Castellina in Chianti, trovata senza vita nella sua casa in località Malafrasca il 7 agosto 2024, sono state arrestate ieri mattina dai carabinieri del borgo chiantigiano, nucleo investigativo del comando provinciale polizia giudiziaria, su ordine del gip del tribunale di Siena. In carcere sono finite una 37enne del luogo, nipote della vittima, e una 25enne di Taranto, le quali finora non avevano subito misure cautelari e nei confronti delle quali si ipotizzava inizialmente i reati di omicidio, rapina e ricettazione. Una delle due posizioni è difesa dall’avvocato Fabio Pisillo, che ha nel luminare di medicina legale Vittorio Fineschi il suo consulente, l'altra dal legale Fausto Rugini.

Lo scatto degli inquirenti - il fascicolo è coordinato dal pm Niccolò Ludovici - è giunto a seguito di lunghe e articolate indagini e delle risultanze dell’incidente probatorio, andato avanti in questi mesi per cristallizzare le prove e chiarire le cause della morte: sono molteplici le accuse promosse, la novità più rilevante è che a entrambe è contestato il concorso nell’omicidio dell’anziana, aggravato dalla premeditazione e dal nesso teleologico (ovvero l’omicidio per conseguire la rapina) e per la 37enne del territorio c’è anche l’aggravante del vincolo familiare. Addebiti pesanti che, se confermati in fase processuale, possono valere la pena dell’ergastolo. E oltre a ciò si contesta il concorso in rapina pluriaggravata. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, le due indagate una volta commesso il delitto si sarebbero impossessate di “numerosi gioielli in oro per un valore di oltre 6.000 euro, di contanti per oltre 3.000 euro, di una carta postamat e di altri beni mobili” appartenenti alla vittima, sottolinea la Procura. Beni che avrebbero in seguito venduto a una società di compro-oro di Poggibonsi, tanto che viene contestato anche il concorso nel reato di autoriciclaggio e nell'uso indebito carta di pagamento, avendo le due effettuato dei prelievi dal conto corrente della vittima presso vari uffici postali situati in Veneto. Non finisce qui: la Procura addebita alla 37enne anche “la calunnia continuata nei confronti di due cittadini macedoni e la simulazione di reato”. Chiuse le indagini preliminari, sarà ora chiesto di istruire il processo: visto il peso delle accuse, è assai probabile che venga fatta istanza di un giudizio immediato dinanzi alla Corte d'Assise, competente a giudicare i reati di maggiore gravità e allarme sociale, e caratterizzata dalla partecipazione di giudici popolari.

L’esigenza della misura cautelare, a distanza di un anno e mezzo dai fatti, nasce dal pericolo di reiterazione del reato, e sarà spiegata nei dettagli questa mattina dallo stesso procuratore Boni in una conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri di Siena. Nel frattempo la salma dell’85enne resta a disposizione dell’autorità giudiziaria, che non ha ancora dato il nulla osta per la restituzione alla famiglia per i funerali. L’omicidio dell’anziana ha scosso profondamente il paese chiantigiano: la vittima era conosciuta da tutti, aiutava nelle attività della parrocchia ed era una presenza fissa a messa. Saranno sicuramente in tanti i concittadini pronti a darle l’ultimo saluto, appena sarà possibile.

Lo sviluppo dell'inchiesta

Una lunga rincorsa quella degli investigatori per scoprire le cause della tragica fine della signora Franca Genovini, un mistero le cui indagini sono state avvolte per lungo tempo nel totale riserbo. In un primo momento niente sembrava far presagire la morte violenta e una rapina sfociata nel sangue. Si pensava infatti nelle prime battute a un malore: la signora venne rinvenuta seduta senza vita su una sedia. Ma col tempo i dubbi si sono accumulati e gli inquirenti hanno intuito che dietro al decesso c'era ben altro, e si sono accesi così i riflettori sulle due donne ieri arrestate, per verificarne il coinvolgimento. Sono stati numerosi e approfonditi gli accertamenti tecnici, anche i carabinieri del RIS sono entrati all'interno dell'abitazione a caccia di impronte. Ma è stata l'assenza di alcuni gioielli dalla casa, che la signora Franca indossava sempre, a far scattare la decisiva lampadina agli investigatori: le ricerche sono giunte fino al compro oro in cui le due indagate avrebbero portato la refurtiva della presunta rapina.

L'esercizio commerciale avrebbe pagato i preziosi alle due donne con dei bonifici ai conti intestati proprio alle indagate. L'altro elemento dirimente è stato quello delle telecamere di videosorveglianza che avrebbero immortalato le due donne indagate mentre sostavano nei pressi della casa dell'85enne. Sono state eseguite perquisizioni e sequestri nelle abitazioni delle indagate e nell'auto dell'anziana vittima, mentre altri due consulenti tecnici sono stati nominati per approfondire le cause del decesso, analizzate nel corso dell'incidente probatorio.

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