Il caso
David Rossi
Martedì 24 febbraio un pezzo di storia della morte di David Rossi potrebbe essere riscritto. La commissione d’inchiesta darà conto dei primi risultati della perizia sulle ferite riscontrate sul corpo del manager non compatibili con la caduta. In particolare le lesioni sul volto.
Il resoconto, frutto della collaborazione tra il consulente Robbi e i Ris (che hanno fornito strumentazioni e documentazione pregressa), secondo il presidente Gianluca Vinci, “individua con certezza le modalità di quei presenti sul viso”. Scaturiti, secondo i commissari, da una colluttazione che si sarebbe verificata nell’ufficio di Rossi prima di cadere giù dalla finestra il 6 marzo 2013. All’interno della consulenza si trovano anche degli accertamenti su come Rossi si sia ritrovato all’esterno della stanza, sospeso nel vuoto.
“Lo studio che presenteremo darà conto di quelle evidenze emerse anche dalla perizia della prima commissione”, sottolinea Vinci. Anche allora i Ris avevano segnalato delle ferite che non poteva essere riferite alla caduta. L’Ufficio di presidenza ha poi deciso di acquisire i fascicoli della Dda di Firenze e della procura di Siena relativa al processo sulle proprietà immobiliari a Chiusdino che sarebbero state acquisite con i soldi del clan ’ndranghetista Grande Aracri.
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