L'evento
Da sinistra, il pm Lodovici e gli avvocati Betti e De Martino
Le ragioni del sì e quelle del no in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Magistrati e avvocati si sono confrontati, oggi pomeriggio alla Camera di Commercio di Siena e Arezzo, davanti a una folta platea che annoverava numerosi addetti ai lavori tra legali, giudici e pubblici ministeri.
Un evento di approfondimento formativo organizzato da Aiga Siena, presieduta dall’avvocato Alessandro Betti, che ha voluto stimolare un dibattito fattosi acceso un po’ in tutta Italia ma che forse ha perso il focus sulle questioni tecniche.
“C’è grande confusione, il dibattito è stato buttato in caciara” – afferma l’avvocato Enrico De Martino, del fronte del sì insieme al collega Lorenzo Zilletti – il pericolo per l’autonomia della magistratura è infondato. Anzi, il nuovo articolo – spiega - prevede l’inserimento dell’autonomia e indipendenza del pubblico ministero, avrà le stesse garanzie che ha il giudice. Sul nuovo Csm e il sorteggio, dico che questa è una modalità di accesso opportuna, in relazione anche alle famose correnti.
Niccolò Ludovici, sostituto procuratore della Procura di Siena, per il no insieme al giudice Alessio Innocenti, punta di contro il dito sulla questione della nuova alta corte disciplinare, “composta da 15 giudici, che emetterà sentenze – argomenta - la norma del giudice speciale è un fatto suscettibile di contrasto con altri articoli della Costituzione, al pari dell’inoppugnabilità delle sentenze dell’alta corte solo di fronte a sé stessa. Sulla separazione delle carriere – prosegue – mi chiedo, perché un referendum quando si poteva fare una legge ordinaria? Se i magistrati finiranno sotto l’esecutivo? Non si sa, c’è una delega in bianco su molte leggi”.
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