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Il fatto

Caso David Rossi, Vinci: "Il post di Giusti sui social è forte, ora lo chiarisca"

Il presidente della Commissione: "Non ritengo che sia un indizio di premeditazione ma è doveroso un chiarimento". L'ex segretario Lega sarà riascoltato con il suo legale. "Avrà le garanzie di un indagato"

Claudio Coli

18 Marzo 2026, 05:16

Francesco Giusti e Gianluca Vinci

Francesco Giusti e Gianluca Vinci

Un vecchio post di Facebook, ripescato da Massimo Giletti durante l’ultima puntata de lo Stato delle Cose, alimenta ulteriormente il mistero dell’uomo di vicolo Monte Pio, il giallo nel giallo del caso della morte di David Rossi. E inguaia adesso colui che è stato indicato in Commissione, da alcuni testimoni, come la persona che nel filmato delle telecamere si vede affacciarsi a pochi metri dal corpo dell’ex manager di Mps, ovvero Francesco Giusti. L’ex segretario cittadino della Lega e dipendente Mps, il 24 febbraio 2013 – poche settimane prima della morte di Rossi – aveva postato su un gruppo Facebook la foto di un dipinto raffigurante un episodio della rivolta di Barbicone, il moto popolare che sconvolse la città di Siena nel luglio 1371. Un tumulto promosso dagli operai per ottenere migliorie salariali, sfociato nella violenza, che rientra nella memoria storica e nel folklore della città.

Giletti definisce l’immagine “inquietante”, vista l’assonanza con la dinamica della morte di Rossi: mostra infatti due persone che defenestrano un uomo dalle trifore di un palazzo in Piazza del Campo. Ad accompagnare il tutto, la frase “Avanti senesi, ora o mai più!”. Giletti ha doverosamente premesso che la pubblicazione social poteva avere in quel frangente mera valenza politica (nel maggio di quell’anno si sarebbero svolte le elezioni comunali, in cui si riconfermò il centrosinistra). Ma in ogni caso adesso la Commissione Parlamentare d’inchiesta vuole vederci più chiaro. In trasmissione era presente il suo presidente, Gianluca Vinci, che a caldo ha assicurato la verifica sul perché di questo post riemerso a distanza di 13 anni.

“Ne parleremo il 25 marzo durante l’ufficio presidenza” – ha aggiunto – il post è forte ma non ritengo che sia un indizio di premeditazione ma è doveroso adesso che Giusti chiarisca il significato di quell’immagine. L’ex segretario Lega, come specificato da Vinci, sarà risentito nuovamente, dopo la recente audizione. Ma stavolta verrà accompagnato da un legale difensore: “Avrà le garanzie di un indagato, può anche avvalersi della facoltà di non rispondere. Credo sarà la prima volta che questo accade in una commissione parlamentare di inchiesta”. Quest’ultimo elemento si aggiunge ad altri in possesso della Commissione che fanno ipotizzare al momento l’associazione di Giusti alla figura del vicolo, il quale appare con un telefono all’orecchio e alla vista del corpo caduto dalla finestra, arretra. “L’altezza corrisponde – dichiara Vinci – la precedente commissione di inchiesta l’ha stimata in 172 centimetri, Giusti, stando alla carta di identità alla mano, è 1,71. E c’è anche un secondo testimone, segretato, che lo ha riconosciuto dalla camminata”.

Giusti dal canto suo assicura fin dal primo giorno di non essere lui l’uomo del vicolo. Lo ha detto su queste colonne e lo ha ribadito anche in Commissione, e dopo: “Io non c’entro nulla” ha tuonato. Assistito dai suoi legali, gli avvocati Luigi De Mossi ed Emiliano Ciufegni, per tutelarsi ha presentato una denuncia-querela pendente alla Procura di Siena, riguardo alle dichiarazioni che lo tirano in ballo, senza indicazione di nomi specifici. E presenterà anche una memoria difensiva con le testimonianze di chi quella sera lo vide e ci parlò, per rafforzare il suo alibi. “Mi affacciai non oltre l’arco di via dei Rossi” ha spiegato.

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