L'esperienza
Gli studenti del Bandini ad Auschwitz sul Treno della Memoria
La partenza è fissato per domani. Quattro giorni per prendere coscienza di cosa è stato lo sterminio sistematico degli ebrei da parte del nazifascismo. Prima Auschwitz, poi Birkenau. La Toscana per la dodicesima volta ha deciso di portare gli studenti sui luoghi dello sterminio. Quest’anno ne partiranno più di 400, provenienti da decine di istituti regionali. Con loro anche giovani appartenenti ai tre atenei toscani. Il treno partirà dalla stazione di Santa Maria Novella e arriverà in Polonia ad Oswiecim martedì mattina. Tra chi sarà protagonista del viaggio anche nove ragazzi delle quarte superiori dell’Istituto tecnico Bandini di Siena. Ad accompagnarli Massimo Crocetta, che affronterà questa cruda realtà per la sesta volta. “Un po’ mi ci sono abituato, anche se al primo impatto è sempre un pugno nello stomaco”, confessa il docente. Un’occasione in ogni caso speciale, che a dire la verità, non era programmata.
“Abbiamo avuto la comunicazione solo a fine febbraio. Quindi ci siamo messi in moto da poco”, aggiunge Crocetta. Forse la parte più complicata dell’organizzazione è stata selezionare i partecipanti. “I posti a disposizione erano nove, ma le richieste erano decine. Così abbiamo ascoltato le motivazioni di chi si era fatto avanti e alla fine abbiamo scelto i profili che ci sembravano più idonei”, racconta ancora il docente. A quel punto è iniziata la seconda fase, caratterizzata da quattro incontri online per preparare i ragazzi al viaggio, diretti dal personale del Museo della Deportazione di Prato. Gli studenti si sono confrontati anche con una guida ufficiale di Auschwitz e con Luca Bravi, docente dell’Università di Firenze. “Io ho mostrato loro le foto che avevo scattato nelle occasioni precedenti e raccontato della mia esperienza”, aggiunge Crocetta, che sa bene cosa attende gli studenti: “Di solito quando andiamo, soggiorniamo a Cracovia. Poi prendiamo l’autobus per raggiungere il campo di concentramento. Il clima all’andata è sempre allegro, come si conviene a giovani di quell’età. Al ritorno però la musica cambia. Sul pullman non vola una mosca. È una visita che lascia il segno.”
Non è un caso che la Regione abbia cercato in ogni modo di riprendere questa iniziativa, che nei primi anni duemila l’aveva vista come battistrada. “Abbiamo voluto fortemente che il Treno della Memoria ripartisse, perché – evidenzia l’assessore Alessandra Nardini – Viaggi come questo non sono una ‘gita’, sono piuttosto un pellegrinaggio laico. Far visitare ai ragazzi i campi di sterminio, far vedere con i loro occhi l’abisso più profondo, e offrire il privilegio di ascoltare testimonianze dirette di chi ha vissuto quell’orrore, significa dar loro modo di comprendere dove portano odio, discriminazioni e indifferenza. Significa non lasciare spazio a tentativi di negazionismo e revisionismo. Il Treno della Memoria non è solo un viaggio nel passato: è un impegno per il presente e per il futuro.”
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