Il caso
Taglio dei pini in piazza Amendola
Dal Green Leaf Award alla motosega. Un titolo provocatorio, che riferisce il premio vinto dal Comune di Siena e al successivo taglio di alberi in città nell’incontro organizzato da Coordinamento Montagnola Senese, Italia Nostra, Isde e comitati civici. Partendo dai due esposti presentati presso i Carabinieri forestali relativamente al taglio di 51 pini nel parco Bernardo Ochino all’Acquacalda e di 18 alberi della stessa tipologia in piazza d’Armi.
“C'è stata totale mancanza di dialogo con i cittadini - ha sottolineato Elisabetta Menchetti del Comitato della Montagnola - in tutta questa vicenda, che non è semplice cattiva gestione di verde urbano ma una scelta amministrativa con impatti rilevanti anche sotto il profilo giuridico ed economico. Sono stati tagliati alberi sani, peraltro definiti come pini marittimi ma che non lo sono, con la motivazione dei danni al manto stradale che però ormai da anni viene trattato in altro modo e si può risolvere senza abbattere piante storiche di circa 80 anni”.
Sulla stessa falsa riga si è espresso Sandro D'Ascenzi di Italia Nostra: “L'asfalto è sempre come era prima dell'abbattimento degli alberi, e molti medici e colleghi che si occupano di ambiente sono contrari a questo taglio”. Marco Figura, in rappresentanza dei comitati civici, ha quindi sottolineato la differenza tra pino domestico e pino marittimo, il primo adatto a stare nelle città, da sempre: “Per quale motivo si sia scelto di abbattere i pini domestici senza consultare noi residenti resta un mistero, e potrebbe essere legato alla trasmissione dei dati via etere che può essere ostacolata dagli alberi. Ma questa operazione non si può certo descrivere come una riqualificazione delle nostre aree urbane”.
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