Commercio
Continua l'emorragia delle attività commerciali in centro a Siena
Non si ferma la moria delle attività commerciali in centro a Siena. Da inizio 2026 altri bandoni si sono abbassati allungando l’agonia, con via Banchi di Sotto, Banchi di Sopra e via Montanini che restano le strade del commercio più colpite. Ma anche appena fuori le mura la situazione non è delle migliori. A dire basta da inizio anno, in sequenza, sono state Douglas, Original Marines, Miramira, Pull Love, Mori Romas, Zeta Shoes e Atelier Emè, e nei prossimi giorni lascerà anche la storica edicola fuori porta Ovile e nella stessa strada la parafarmacia e il negozio per bambini. In ultimo, sempre in centro, anche il ristorante “Re Artù” in via Rinaldini, a pochi metri da Piazza del Campo, ha alzato bandiera bianca. Un fondo, dove un tempo c’era una libreria, che era stato rilanciato dagli imprenditori titolari del Caffè del Corso ma che ha avuto vita breve. Il cartello vendesi fa infatti bella mostra in vetrina.
Una strage, quella dei negozi, di ogni tipologia, che pare inarrestabile. Come riportato da Confcommercio Siena alcune settimane fa, in centro storico si sono perse 80 attività in 13 anni. Nel 2012 c’erano 322 imprese, nel 2025 se ne sono contate 242. Mentre fuori dalle mura si è passati da 381 a 312. E se guardiamo al 2019, anno prima del Covid, si vede che il trend era già avviato: 293 imprese nel centro contro le 322 del 2012 e 361 imprese del 2019 contro le 381 del 2012.

Fabio Boldrini
“Io chiuderò il 22 maggio, sarà l’ultimo giorno di lavoro dopo quarant’anni di attività – spiega Fabio Boldrini titolare dell’edicola fuori porta Ovile – sono entrato qui da ragazzo e ci sono cresciuto, ho deciso di andare in pensione godermi del meritato riposo”. Ad aprire l’edicola fu la nonna, a proseguire l’attività la mamma ed infine a prenderla in carico è stato Fabio, appassionato contradaiolo del Bruco. “Da una parte mi dispiace – ammette – questo lavoro è stata tutta la mia vita. Mi mancherà soprattutto la socialità, il rapporto con i clienti, l’empatia che si veniva a creare”. L’edicola non aveva solo una funzione di vendita ma anche di punto di contatto e di riferimento per il quartiere, la classica bottega di prossimità. “È sempre stata importante per la contrada, si sono serviti spesso di me” scherza Boldrini.
Boldrini sarà l’ultimo della famiglia a portare avanti l’edicola. “Mio figlio Jacopo (preparatore atletico, nd r) non è mai stato interessato a raccogliere l’eredità, ha scelto di fare altro. Se qualcuno si è fatto avanti? Qualche messaggio in questi giorni è arrivato, ma per adesso nulla di concreto, non ho pubblicizzato tanto la mia scelta. Vediamo se ci saranno degli interessamenti”. L’edicola non è l’unica attività commerciale che tirerà giù il bandone, anche la vicina parafarmacia ha deciso di dire basta. “Purtroppo il costo degli affitti è spesso troppo alto – conferma Boldrini – io sono riuscito ad andare avanti perché il padrone del locale ha sempre chiesto cifre ragionevoli. Altrimenti avrei lasciato molto prima” assicura.
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