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Siena

Stragi, depistaggi e la memoria civile che non si arrende in un libro coraggioso

Il senese Galasso e Gabbrielli hanno curato un'opera per ottenere giustizia

Marco Decandia

09 Febbraio 2026, 07:00

gabbrielli e galasso

Negli ultimi cinquant’anni la storia della Repubblica è stata tragicamente segnata da stragi e attentati la cui ricerca di verità e giustizia è stata troppo spesso rallentata da depistaggi messi in atto da uomini deviati, anche appartenenti ad apparati dello Stato, conniventi con mafia e criminalità organizzata: quella che è stata definita una “strategia parallela”. I familiari delle vittime, oltre al dolore, hanno constatato che dagli esiti delle indagini emergono molti elementi di collegamento tra vicende diverse e, per questo, lo scorso anno hanno deciso di costituire un Coordinamento nazionale delle associazioni e familiari di vittime di stragi e attentati, per condividere iniziative comuni e rafforzare la richiesta di verità e giustizia.
Da questa esperienza nasce Quanto manca alla verità su stragi e attentati, a cura di Daniele Gabbrielli e del senese Giuseppe Galasso: il primo vicepresidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili, il secondo coordinatore del Coordinamento nazionale. Distribuito gratuitamente (a questo indirizzo), il volume non “spiega tutto”, ma prova a rimettere in fila le domande giuste. È una raccolta corale: prefazione del magistrato Nino Di Matteo, poi interventi di giornalisti, studiosi e testimoni.
Il libro attraversa il biennio ’92-’93 e la più ampia “strategia della tensione” con taglio divulgativo ma ricco di riferimenti a processi, inchieste, depistaggi e snodi istituzionali. Alcuni contributi consolidano fatti già accertati; altri segnalano aree ancora controverse, tra intrecci criminali, apparati deviati e contesti politico-economici. Al centro, anche la memoria come lavoro sulle fonti e accesso ai documenti: per collegare eventi senza semplificazioni e trasformare la ricerca della verità in patrimonio civile. Abbiamo intervistato appunto i coraggiosi curatori.


Quali sono i principali ostacoli che, secondo voi, impediscono ancora oggi di arrivare a una verità piena su stragi e attentati in Italia?
Bisogna che le Istituzioni sulla spinta dell'opinione pubblica prendano piena coscienza senza remore e cautele del contenuto eversivo, oltre che terroristico, dell'attacco che la mafia, ma non da sola, portò nel biennio 92-93 alle nostre libertà democratiche tentando e in parte riuscendo, di condizionare l'operato delle nostre Istituzioni. La mafia, che rimane il principale responsabile, non fu però sola come dimostrano anche dalle indagini condotte e ancora in corso a Firenze che dimostrano sicuramente l'esistenza di interessi e concorrenti esterni, se non addirittura mandanti e complici nelle stragi.

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In che modo il libro collega tra loro eventi e stragi apparentemente distanti, e quale filo comune propone di seguire?

La verità storica, ma per molta parte anche quella giudiziaria, attestano inequivocabilmente la presenza di una trama eversiva del sistema democratico che si dipana per almeno trent'anni dal piano Solo del 1964 ( se non addirittura dalla fine della guerra) fino al gennaio del 1994 con la mancata strage dell'Olimpico. Quella che è stata denominata "strategia della tensione" che ha visto, oltre che una mostruosa scia di sangue e di dolore, un perverso connubio di criminalità organizzata ed eversione neofascista, come esecutori ,e , come mandanti ,uomini deviati di apparati dello Stato con la massoneria di Licio Gelli che ne dettava le linee guida e ne faceva da collante, come confermato anche dalla recente sentenza di cassazione del 2025 sulla strage di Bologna. Obiettivo era quello di imprimere una svolta reazionaria ed autoritaria al nostro paese, rischi che sono sempre in agguato, anche per le contingenze internazionali che hanno sempre condizionato la vita democratica del nostro paese, purtroppo a sovranità limitata.

Che ruolo attribuite questo libro alla memoria (civile, storica e giudiziaria) e perché la considerate decisiva per la democrazia?
Non serve attribuire ragioni e torti, ma costruire una memoria condivisa responsabile e non di parte, perché certe tragiche circostanze non debbano mai più ripetersi. Purtroppo non è affatto così: c'è chi vorrebbe che tutto fosse archiviato, sentendosi probabilmente ancora legato ai responsabili di complicità o coperture, oppure per aver trattato con la criminalità, impunità e salvacondotti e in tal modo per potersi riaccreditare pro futuro con una nuova immagine che in realtà non sarebbe altro che una maschera che nasconde eredità e interessi del peggior passato. Rimane ancora aperta la verità giudiziaria, senza la quale c'è sempre il rischio del revisionismo e la possibilità del Riproporsi di questo Passato. In tal senso più che andare a ricercare nuove norme sarebbe opportuno applicare seriamente e con efficacia quelle esistenti, considerato che che si sono dimostrate adeguate nella lotta per sconfiggere il terrorismo e, quando abbiamo avuto gli uomini giusti, anche la Mafia. Il tema del pentitismo è un altro aspetto da non sottovalutare. Al di là delle responsabilità penali, ci sono sicuramente persone che sono state testimoni di fatti importanti. L'appello è perciò "chi sa, parli" liberando la propria coscienza, sgretolando il muro di omertà con il quale si è tentato a più riprese di isolare queste vicende e nascondere la complessiva trama eversiva. Decisivo è anche il ruolo delle associazioni di familiari e vittime delle strage e attentati che stanno finalmente agendo in coordinamento per svelare una verità di stragi che ha molti punti in comune, se non episodi di una stessa trama eversiva, come dimostrerebbe la costante presenza di depistaggi a vario livello se non addirittura da parte degli stessi protagonisti

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Quali responsabilità e compiti indica il libro per cittadini, istituzioni, media e giovani nella ricerca di verità e giustizia?
Non c'è memoria senza verità e giustizia e viceversa, ma bisogna impegnarsi a fondo e ripeto, senza remore. Negli incontri con gli studenti, a volte capita di cogliere, pur tra giovani informati, un senso di impotenza verso la pervasiva presenza della criminalità organizzata. Bisogna invece affermare con convinzione che si può fare moltissimo sia a livello collettivo che nei comportamenti individuali, ma bisogna convincersi (e non possiamo davvero fare altrimenti) che la verità è possibile e alla portata delle nostre mani: basta che davvero lo vogliamo. Bisogna far in modo che soprattutto i giovani si riapproprino di quei valori , purtroppo appartenenti troppo spesso al passato, che hanno contribuito a costruire la nostra Italia come Stato libero e democratico.

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