Siena
Tommaso Andreini sta vivendo un periodo particolarmente denso di impegni. Il pittore senese nel suo studio ha un lungo programma di opere da realizzare per soddisfare le richieste dei committenti che amano il suo stile, il suo estro, le sue pennellate, e in tutto questo, si inserisce anche la realizzazione del drappellone per il Balestro del Girifalco di Massa Marittima, in programma il 24 maggio 2026. “Ce ne sono due edizioni ogni anno - racconta l’artista. - L’opera di agosto viene commissionata dal Comune mentre per quella di maggio c’è un concorso aperto a chiunque voglia provarci. Dopo essere stato scelto per lo scorso agosto, ho deciso di cimentarmi, più che altro per curiosità. Invece è stato selezionato proprio il mio bozzetto, e devo dire che è un onore perché con quella terra, ormai, sento di avere un profondo rapporto di stima reciproca. L’impegno non è di poco conto, visto che le dimensioni sono le stesse del Palio di Siena, quindi è un qualcosa di imponente che richiede attenzione ai dettagli, spazio e margini di errore praticamente azzerati, visti i tempi impellenti. Però ne sono orgoglioso".
Per Andreini le buone notizie non finiscono qui. L’8 maggio 2026 verrà infatti inaugurata la sua mostra personale Lasciate spazio al mio sogno, nella sede del terziere di Cittanova, e il giorno dopo (il 9 maggio alle 21, nel Chiostro di Sant’Agostino), ci sarà la presentazione delle opere in esposizione, alla presenza del poeta cantastorie Francesco Burroni, che porterà un ulteriore tocco senese in territorio grossetano. “Invece del classico critico d'arte - sorride il pittore - ho preferito avere accanto un amico di vecchia data. Una scelta dettata dall'affetto che ci unisce, ma anche dal fatto che l’edizione del Balestro a cui sto lavorando celebra gli 800 anni dalla morte di San Francesco, una figura che ultimamente continuo a incrociare sempre più spesso. Comincio a pensare che non sia una coincidenza. Se dunque questo grande santo definiva i suoi frati i Giullari di Cristo, chi meglio di un giullare moderno poteva declamare l’anima dei miei quadri? In fondo, non stiamo parlando di semplici buffoni di corte, ma degli unici che potevano dire la verità ai sovrani ridendo, senza il rischio di essere giustiziati o imprigionati. Libertà allo stato puro che si sposa perfettamente col mio stile surrealista, che in questo momento viaggia sui binari del tema cavalleresco”.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy