Economia
Mps, l'ad Lovaglio
Le volontà dell’ad Lugi Lovaglio hanno avuto la meglio. Mps e Mediobanca diventeranno una cosa sola, con piazzetta Cuccia che sarà integrata all’interno del gruppo senese. L’aspetto più interessate delle decisioni assunte dal cda è però legato al delisting della banca d’investimento. Per settimane gli analisti hanno dibattuto se fosse conveniente la rimozione del titolo della realtà milanese. I vertici del Monte hanno dato luce verde, decretando l’inizio di una storia tutta nuova.
“Contestualmente le attività di corporate & investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta saranno trasferite in una società non quotata posseduta al 100% di Mps che manterrà la denominazione di ‘Mediobanca S.p.A.’”, si legge in una nota diffusa dal Monte. Si tratta di “un brand di altissimo valore con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza alle imprese e ai privati. In tale perimetro sarà ricompresa anche la partecipazione in Assicurazioni Generali (che resta quindi sotto la realtà presieduta da Vittorio Grilli, ndr)”.
Da Rocca Salimbeni mettono in evidenza anche gli obiettivi di questo soggetto allargato: “La nuova struttura del Gruppo è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali per la massimizzazione della creazione di valore. Tale configurazione è volta a valorizzare l’expertise distintiva di Mediobanca e delle risorse professionali, in un modello operativo specializzato”.
Con questa operazione prende vita quel disegno anticipato da Lovaglio in occasione della presentazione dei risultati del 2025. “Le sinergie con Mediobanca sono confermate a 700 milioni di euro, con potenziale di ulteriore miglioramento”, aveva detto il manager, facendo poi osservare: “Non stiamo unendo due banche, ma plasmando una realtà che darà valore all’Italia”. Con l’Opas lanciata un anno fa Mps era arrivata a controllare l’86% delle azioni di Mediobanca.
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