Economia
Simone Solfanelli, direttore Coldiretti Siena
La fotografia delle imprese del settore agroalimentare nel territorio senese scattata dal direttore di Coldiretti Siena Simone Solfanelli fa intravedere uno scenario nel quale si continuano a vivere grandi difficoltà. “Molte aziende – dichiara – continuano a produrre in perdita. I costi di produzione sono troppo alti, mentre i prezzi di mercato rimangono bassi. C’è una fortissima distorsione, su ogni euro di prodotto finale il produttore incassa 7 centesimi mentre gli altri 93 centesimi vanno nella fase della commercializzazione, in logistica, trasporti e fase industriale”.
Il periodo vissuto dall’agroalimentare, insomma, non è roseo. Da anni il settore vive enormi problematiche: rincari dell’energia, potere d’acquisto diminuito per i cittadini, tensioni internazionali, dazi statunitensi decisi dal presidente Donald Trump, difficoltà commerciali nel mercato interno e all’estero non hanno fatto altro che esacerbare la situazione.
Mercosur e Pac
Il tutto mentre gli agricoltori continuano a fare il loro lavoro, che è fondamentale anche per la tutela e la salvaguardia del paesaggio, per la promozione del made in Italy nel mondo e per avere prodotti di qualità e sicuri sulle tavole. A tal proposito, hanno fatto molto rumore negli ultimi mesi le proteste effettuate dagli agricoltori su due tematiche: l’accordo commerciale con il Mercosur e la riforma della Pac, con i paventati tagli continentali sul settore. Dichiara Solfanelli: “Per quanto riguarda i tagli della Pac il pericolo è scongiurato. Si temevano 9 miliardi di euro di tagli e invece non ci saranno, anzi si otterrà un ulteriore miliardo di euro, quindi rispetto a quelli che erano i timori iniziali si recuperano 10 miliardi di euro. Un primo dato di fatto, quindi, è di ottimismo per un pericolo scampato. Sulla questione Mercosur sta vincendo la politica, con il Parlamento europeo che di fatto ha preso posizione rimandando la decisione all’Alta Corte di Giustizia. Tengo a ribadire che noi non siamo contrari agli accordi commerciali, il tema vero è invece quello della reciprocità e del fatto che debbano valere le stesse regole per tutti. Non accettiamo, insomma, prodotti che non abbiano le stesse garanzie e sicurezze sanitarie dei nostri, e che magari sono a basso prezzo proprio per questi motivi o perché sono stati realizzati con manodopera minorile”.
Trasparenza
Coldiretti è stata in prima fila in queste battaglie. Adesso punta l’attenzione anche sulla questione del Codice doganale dell’Unione Europea, questione che riguarda la piena trasparenza sui vari passaggi della produzione. Dichiara Solfanelli: “Stiamo portando avanti la nostra battaglia anche su questo tema – afferma il direttore di Coldiretti Siena – e abbiamo chiesto agli enti locali e ai consigli comunali di prendere posizione. La Regione Toscana lo ha fatto, e ne siamo lieti. Nei giorni scorsi abbiamo dato vita a un sit in a Firenze al quale hanno partecipato 4 mila agricoltori, e tra questi 300 dal territorio senese. Stando a queste nuove possibili norme un prodotto realizzato all’estero ma con l’ultima fase della produzione effettuata in Italia potrebbe fregiarsi del riconoscimento di made in Italy. È facile comprendere come questo sia un inganno nei confronti dei consumatori. Servono indicazioni precise sulle varie fasi della produzione, stiamo cercando di porre dei rimedi rispetto a ciò che si è paventato. E ci tengo a dire una cosa: il cibo buono e sano costa, è necessario che il consumatore riesca a riconoscerlo”.
Vino
Poi, sul vino: “Sui dazi - dice Solfanelli - continua a esserci confusione, ovviamente rappresentano un grave problema per il settore. Diciamo tuttavia che sono soltanto una parte del problema, dato che vanno affrontati anche il calo di consumi e il cambio nel gusto dei consumatori. Ci sono grosse difficoltà, servono un cambio di paradigma e una riflessione profonda anche sulle strategie commerciali e sui volumi produttivi. La situazione è invece migliore per l’olio, un settore nel quale sono stati fatti investimenti e dove si stanno avendo riconoscimenti significativi. Per i cereali ritengo che uno sbocco importante possa essere quello dei contratti di filiera, mi riferisco ad accordi commerciali in ambiti logistici precisi”.
Le speranze
Infine le speranze per il 2026: “Fino a ora il meteo non è stato benevolo, con preoccupazioni per le coltivazioni di cereali e grano, l’auspicio è che possa migliorare. E poi ovviamente la speranza è che il mercato si stabilizzi; tra guerra in Ucraina, tensioni commerciali per i dazi di Trump e gli attuali timori per ulteriori aumenti nei costi energetici causati dal nuovo conflitto, di fattori negativi ne abbiamo avuti tanti”.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy