Economia
Palazzo Salimbeni, sede Mps
Oggi il piano di fusione con Mediobanca assume concretezza. In parallelo viene definito anche il concambio di azioni dai rispittivi cda. La partita su piazzetta Cuccia poi formalmente si dovrebbe chiudere entro il 2026, quando l’integrazione sarà definitiva. La strada tracciata porta la firma di Luigi Lovaglio, il manager defenestrato, che però resterà in sella fino al 15 aprile. Qualche giorno fa erano addirittura circolate delle ipotesi sulla possibilità di posticipare questo appuntamento, ma il cronoprogramma poi è stato rispettato. Secondo Reuters tuttavia il banchiere lucano avrebbe annullato gli incontri con gli investitori che aveva in programma per presentare il piano di integrazione c annunciato il 27 febbraio.
Mps al momento controlla l’86% della banca d’investimento. Quello che è certo che Mediobanca come marchio non scomparirà. Continuerà a vivere come divisione autonoma all’interno del Gruppo Montepaschi, anche se il titolo è destinato a scomparire dagli indici borsistici. Sotto di sé avrà anche la quota di Generali, pari al 13%, che permette a Mps di essere oggi il primo azionista del colosso assicurativo.
Nel frattempo c’è da registrare un’altra giornata negativa per le azioni di Rocca Salimbeni. Il loro valore è sceso dell’1,66%, avvicinandosi alla soglia dei 7 euro. Mediobanca ha fatto addirittura peggio.
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