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Economia

Mps, è ufficiale l'addio: licenziato Lovaglio

Azionisti in fermento per l’assemblea. Delfin deposita l’intera quota, mentre Tortora accusa il proxy di incoerenza

Aldo Tani

07 Aprile 2026, 21:35

Luigi Lovaglio

Addio ufficiale all'ad Luigi Lovaglio

L’addio a Luigi Lovaglio ora è ufficiale. Dopo la revoca delle deleghe, il cda ha deciso la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro con l’ormai ex ad per giusta causa. Un passo in avanti conseguente alla candidatura del banchiere lucano nella lista Plt Holding. Mossa che rientra nelle schermaglie tra azionisti in vista dell’assemblea del 15 aprile, che si giocherà sul filo di lana: appuntamento che determinerà il futuro di Mps.

Non è solo un cambio di regia, sempre che Luigi Lovaglio non la spunti ancora una volta. Chi si prende la plancia di comando, si mette alla guida del terzo gruppo bancario italiano (oltre 22 miliardi di valore secondo l’ultima capitalizzazione a Piazza Affari), pronto per di più a mettere in atto una partnership innovativa che punta in due direzione: da una parte Mediobanca, uno dei marchi più riconoscibili nel settore degli investimenti, dall’altra Rocca Salimbeni, che sotto Lovaglio ha saputo ricostruirsi una reputazione di tutto rispetto come banca commerciale.

Insomma una realtà che potrebbe andare presto oltre le aspettative (700 milioni le sinergie prospettate) e sparigliare ancora una volta il mercato avendo capitale in abbondanza. Sarà anche per questo che ieri è stato convocato un cda straordinario, con l’obiettivo di inquadrare nel dettaglio l’appuntamento di mercoledì prossimo. Il cda uscente non vuole lasciare spazio di manovra ai concorrenti, puntando a consegnare a tutti i costi il volante nella mani di Fabrizio Palermo, il candidato al posto di amministratore delegato. Nel frattempo, Delfin, primo azionista di Rocca Salimbeni, avrebbe deciso di consegnare l’intera quota (pari al 17,5% del capitale) per l’assemblea. Non è chiaro però come e se si esprimerà in seduta di voto. Un voto positivo sulla proposta dal consiglio uscente arriverà da Francesco Gaetano Caltagirone (11,5%), Benetton (1,4%) e fondi Mediolanum (1%), Enpam (0,3%) e potenzialmente Enasarco (1,15%).

Se il cda si muove, Pierluigi Tortora non sta a guardare. In una lettera ai soci ha accusato il proxy Glass Lewis di incoerenza, in quanto ci sarebbero valutazioni difformi tra il report, con vari rilievi critici alla formazione della lista del cda, e il suggerimento finale ai soci. Per esempio, la parte relativa all'indagine della Procura di Milano che coinvolge anche Lovaglio come non determinante per la valutazione del top manager.

Tuttavia, quando il proxy passa dall'analisi alla raccomandazione, l'indagineemerge come il fattore determinante”. A questo proposito, Tortora fa notare: “Elevando l'indagine a un ruolo decisivo nella sua raccomandazione, dopo aver esplicitamente rifiutato di farlo nella parte sull'analisi, crea un'incoerenza interna nel rapporto che gli azionisti dovrebbero valutare attentamente”. A una settimana dal gong, non c’è tempo per annoiarsi.

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