Siena
A una settimana dall’assemblea chiamata a decidere i nuovi vertici di Banca Monte dei Paschi, il clima si fa sempre più teso. Il colpo di scena che irrompe nella vigilia accende il dibattito. La decisione di interrompere per giusta causa il rapporto con Luigi Lovaglio, finora direttore generale, ha agitato le acque di osservatori e investitori.
Il provvedimento, arrivato a ridosso di un passaggio cruciale per il futuro dell'istituto, alimenta interrogativi se porterà o meno conseguenze negli equilibri tra i soci. C'è chi legge la scelta come una manovra per appianare tensioni e contrapposizioni, visto che ormai è rimasto in lizza solo Fabrizio Palermo come candidato forte, e chi ci vede un segnale destinato a pesare sulle dinamiche assembleari. Non si sono fatte attendere le reazioni contrarie, a cominciare da quella netta dell’imprenditore romagnolo dell’energia Pierluigi Tortora, che appoggiava proprio l'ormai ex ad della rinascita di Rocca Salimbeni e che, su Milano Finanza, ha definito la decisione "abnorme", sostenendo come sembri inserirsi in una strategia più ampia, analoga ai tentativi emersi nei giorni scorsi di escludere la sua lista Plt. Una linea che, secondo Tortora, rischierebbe di limitare il diritto dei soci di esprimersi su una proposta orientata a garantire continuità alla gestione degli ultimi esercizi, ritenuta positiva.
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