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Economia

Mps, l'addio di Palermo divide il cda. Due le caselle da riempire

Il consigliere ha presentato le dimissioni lamentando la mancata condivisione nelle scelte di governance. I posti dovrebbero essere presi da Gianluca Brancadoro e da Alessandro Caltagirone, figlio dell’immobiliarista

Aldo Tani

08 Maggio 2026, 05:45

Fabrizio Palermo

Fabrizio Palermo

La resa dei conti è arrivata prima del previsto. Non per tutti chiaramente, ma le dimissioni di Fabrizio Palermo dal cda del Monte sono un segnale più che chiaro del clima interno all’organo di vertice della banca. Il manager, uno degli uomini più vicini all’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, se ne è andato neanche un mese dopo essere stato eletto, per altro sbattendo la porta, come si può evincere dalla nota dell’istituto senese, dove si dà conto della mancata condivisione sulle recenti “determinazioni in materia di governance”, nonché delle dimissioni con “decorrenza immediata”.

Il passo indietro di Palermo, che sarebbe motivato anche dal mancato accesso ai dossier Consob, è una conseguenza delle azioni adottate dall’ad Luigi Lovaglio e della lista Plt Holding una volta avvenuto l’insediamento al timone del Monte. Dalla scelta di non cedere la presidenza alla minoranza, confermando la volontà di andare diritti su Cesare Bisoni, alle decisioni per i comitati endoconsiliari. Già dal primo giro di nomine era evidente che per i consiglieri della lista minoritaria era difficile aspirare a qualcosa di più delle briciole. Concetto diventato lampante nella seconda tornata, quando la lista che fa capo all’imprenditore Pierluigi Tortora si è portata a casa tre presidenti su quattro. Mossa che ha reso evidente la prospettiva di non ricucire lo strappo, per lo meno nel breve termine.

Allo stesso tempo è chiaro che Luigi Lovaglio, dopo il vissuto personale degli ultimi mesi, abbia puntato tutte le fiches sugli uomini di fiducia. In una fase delicata come questa, con l’integrazione di Mediobanca da far viaggiare spedita, il banchiere ha optato per ridurre al minimo l’effetto sorpresa: considerato anche l’esiguo margine di manostra con cui i “vincitori” si trovano a operare, otto consiglieri contro sette, anche de Paola De Martini è stata eletta con la lista di Assogestioni. Palermo, per i rapporti personali, per lo status (è entrato dentro il cda come ad di Acea) e per il ruolo al quale sarebbe stato designato in caso di vittoria (era candidato amministratore delegato nella lista del cda uscente), era un consigliere “pesante”. Poco propenso a essere imbrigliato in un ruolo di secondo piano. Caso non troppo dissimile da quello di Carlo Vivaldi: altro esponente della minoranza, che aveva preferito rimanere dentro il cda di Banca Mediolanum. Con il doppio addio ci sono adesso due caselle da riempire. I posti dovrebbero essere presi da Gianluca Brancadoro e da Alessandro Caltagirone, figlio dell’immobiliarista. Lunedì il cda, intanto, sarà chiamato ad approvare i conti della prima trimestrale.

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