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Siena

Di Jullo: “Siena è casa mia e voglio aprirci uno studio”

Il pittore del Drappellone del luglio 2024: “Se fosse per me ne dipingerei altri 16, uno per ogni Contrada”

Marco Decandia

27 Aprile 2026, 05:30

roberto di jullo pittore

Roberto Di Jullo è tornato a Siena. Il pittore del Drappellone del 2 luglio 2023, conservato nel museo della Selva, ha fatto un autentico blitz tra sabato 25 aprile 2026 e ieri mattina (26 aprile) con un’idea precisa in mente: trovare un luogo in cui allestire uno studio che gli permetta di restare e mettere radici. Non un passaggio temporaneo, dunque, e neanche una semplice tappa professionale. “Mi sono innamorato di questa città - confessa. -Per me è casa e ci vivrei per sempre. Mi basta uno spazio dove accogliere le persone interessate e mostrare le mie opere facendo due parole in amicizia”. Un sogno, ma anche una sorta di appello per allargare il ventaglio delle possibilità.

Il Palio gli è entrato sotto la pelle, tanto è vero che, malgrado una prestigiosa carriera anche internazionale, è l’unico vanto che ha voluto mettere sul proprio biglietto da visita. “È un onore perché questa è l’ultima vera committenza rimasta nell’arte. È una chiamata che unisce pittura, storia e tradizione, bisogna essere all’altezza e non va affrontata con sufficienza. Il titolo di pittore del Palio bisogna meritarselo, io penso di esserci riuscito e allora lo diffondo con orgoglio”. Sicuramente in Vallepiatta non potrebbero essere più d’accordo, ma l’artista sorride sotto i baffoni a manubrio e confessa: “Pur di accontentare tutti, farei altri 16 Drappelloni con grande piacere, e con il giusto sentimento. Uno per ogni Contrada, visto che le amo tutte”.

Intanto, il maestro continua ad avere la base a Roma, ma nel fine settimana si è goduto a fondo tutto quello che offrivano le lastre, dal sole all’atmosfera, fino al Palio dei cittini nella notte del Valdimontone. “Ricordo quando ho realizzato il mio, anche quella è stata un’esperienza gratificante. Mi ha colpito, ovviamente, l’entusiasmo dei bambini e il clima di grande festa, mentre non ho visto da vicino l’opera di Ismaele Nones. L’ho osservata da lontano, non saprei giudicarla, ma se uno ci mette il cuore è a posto. Come mi fu detto nei miei giorni di gloria senesi, «appena ricevi l’incarico sei fritto». Io ho interpretato questa affermazione in modo positivo e tutt’ora la vedo così. Certo, per non fare sgarri a nessuno, rispettare i colori e le cabale, serve tanta preparazione, più umana che artistica. Io sono andato a scuola tra vicoli, luci, strette di mano e bandiere. Continuo a ritenere che sia l’unico modo per avere e dimostrare rispetto per Siena e il suo cuore”.

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