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Le manovre

Presidenza Fondazione Mps in alto mare, si cerca la quadra

In Deputazione generale domani possibile nulla di fatto e slittamento alla prossima settimana. L'ultimo nome uscito è quello di Dario Neri

Aldo Tani

21 Aprile 2026, 05:16

Fondazione Mps

La sede in Palazzo Sansedoni

La Deputazione generale della Fondazione Mps di domani si potrebbe concludere anche con una nulla di fatto per quanto riguarda la presidenza. In quel caso, una volta approvato il bilancio che è al primo punto all’ordine del giorno, i deputati avrebbero altre 72 ore per convocare una nuova riunione. E’ presumibile però che l’approssimarsi del 25 aprile faccia slittare i lavori alla prossima settimana.

In ogni caso l’impegno di tutte le parti in causa è di arrivare a un accordo per allontanare lo spettro di un possibile commissariamento: eventualità remota comunque, che per altro non si è verificata neppure nei tempi bui dell’ente di Palazzo Sansedoni. Resta però la difficoltà a trovare un accordo nei tempi previsti. Il profilo individuato per ottenere il via libera deve ottenere almeno undici dei quattordici voto disponibili. Pier Luigi Fabrizi, dato come favorito non molto tempo fa, ha capito di non potercela fare e si è ritirato dalla contesa. Impossibile per l’ex presidente di Mps bypassare il veto imposto dal centrodestra, con il Comune che con quattro membri fa il bello e cattivo tempo e non da ora. Il docente della Bocconi puntava a ottenere un via libera unanime, come ha scritto nella nota dove ufficializzava la rinuncia: “Nelle ultime ore ho appreso dalla lettura della stampa che queste condizioni non ci sono, in particolare per un veto di alcuni cosiddetti decisori su mio nominativo, veto che mi pare di aver capito non essere di merito, ma essenzialmente collegato, circostanza del resto tutt’altro che nuova, alla mia età avanzata”.

Un ostacolo di facciata ma che tuttavia rende necessario prendere altre strade. Percorsi che portano all’esterno di Palazzo Sansedoni, come ai tempi di Antonella Mansi e Marcello Clarich, perché dentro la Dg nessun deputato sembra avere le carte per ottenere il quorum necessario. A questo punto diventa un gioco di pesi e contrappesi politici, che si interseca con altre partite per il giro di nomine di varie partecipate fino ad arrivare alla sfida per le comunali del 2028. Senza dimenticare che a fine anno scade il mandato da provveditore di Marco Forte, un incarico che può fare gola. Così come i posti dentro la Deputazione amministratrice, anche se in questo caso l’attesa sarà più lunga. Riguardo ai nomi che girano, Mauro Rosati sembra avere poche chance, mentre nelle ultime ore è emerso quello di Dario Neri. Profilo scientifico e aziendale di primo piano, fresco per altro di laurea ad honorem. Basterà?

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