Colle Val d'Elsa
Il bello per Colle di Val d'Elsa inizia adesso. La città valdelsana ha ottenuto la candidatura tra le finaliste per il titolo di capitale della cultura italiana del 2028, un risultato prestigioso, che potrebbe essere solo un punto di partenza verso la vittoria del concorso: “È sicuramente un riconoscimento importante - afferma Daniele Tozzi, assessore alla cultura del Comune di Colle -. Abbiamo deciso di puntare tutto sul welfare culturale, sulla partecipazione, quindi è stato un percorso condiviso con la città. L'idea è stata quella di abbandonare una cultura elitaria e iniziare a pensare a una cultura che porti benessere all’interno della città e che sia a servizio della comunità. Ed è da qui che è nata anche la mia idea del welfare culturale, è stato il punto cardine del dossier della candidatura a Capitale italiana della cultura. Il Ministero della Cultura ci ha detto che è un’idea valida e ci ha inserito tra le dieci finaliste”.
L’amministrazione comunale colligiana si prepara per “giocare sul serio”: “Ora dobbiamo preparare l’audizione a Roma che ci sarà il prossimo 26 febbraio - spiega Tozzi -. Attraverso la stesura del dossier, dovremo spiegare il progetto e rispondere alle domande della giuria, dopodiché aspetteremo il 27 marzo per l’esito finale e la designazione della vincitrice. Una volta che siamo tra i dieci finalisti è un po' come essere in una finale di calcio: il pallone è tondo, bisogna vedere chi lo butta dentro. Quindi ci siamo, ce la giochiamo fino in fondo e vediamo di portare a casa il risultato. Comunque l’importante è essere lì perché altrimenti non potremmo nemmeno tirare il calcio al pallone”.
Colle cercherà di vincere portando avanti tutte le sue peculiarità a livello culturale: “Il nostro progetto è legato principalmente al Novecento - spiega l’assessore -, all’arte contemporanea, perché è un periodo storico che distingue Colle dalle altre città. Perché se ci concentriamo su tutta la parte medievale e rinascimentale, è un qualcosa di comune in tantissime città. Ma noi abbiamo avuto figure come Antonio Salvetti, il primo sindaco socialista perlomeno della Toscana; Romano Bilenchi, che è un personaggio storico molto importante per il Novecento; abbiamo Mino Maccari che con la rivista Il Selvaggio ha fatto tante cose importanti nel periodo del ventennio fascista. E poi c’è tutta la visione, come dicevo prima, del welfare culturale, quindi tutte le iniziative che facciamo anche all’interno dei musei”.
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