Sinalunga
Protesta dei trattori al casello Valdichiana
Cinquanta agricoltori della Valdichiana parteciperanno alla protesta nazionale di settore indetta dal Coapi, il Coordinamento agricoltori e pescatori italiani, per il prossimo venerdì 9 gennaio a Milano, in piazza Duca d’Aosta. Sulle strade torneranno i trattori, con gli agricoltori che sono pronti a manifestare soprattutto per due temi che in questo momento stanno loro particolarmente a cuore: l’accordo dell’Unione Europa sul Mercosur e la riforma comunitaria della Pac, con paventati tagli al settore dell’agricoltura a livello continentale.
Cinquanta agricoltori partiranno anche dalla Valdichiana per essere presenti alla manifestazione milanese. E d’altronde il mese scorso dalla provincia senese alcuni agricoltori erano partiti addirittura alla volta di Bruxelles, per dimostrare il proprio dissenso sugli identici temi nella città che ospita il Parlamento europeo. Lo slogan scelto per la manifestazione è: “Agricoltori e cittadini di fronte alla stessa crisi e agli stessi nemici”. Intorno alle ore 11 di venerdì è previsto l’arrivo dei trattori nella piazza e verrà allestito il presidio dove, a partire dalle ore 14, si terrà un pubblico incontro al quale sono invitati, oltre che gli agricoltori, gli allevatori, i pescatori e gli artigiani della trasformazione del cibo, le associazioni e i movimenti di cittadini, dei consumatori, le realtà dell’impegno civile sia laiche che religiose, della difesa dei diritti rurali e urbani invitati dal Coapi.
Il movimento denuncia “la grave crisi che viene attraversata da micro e piccole imprese del settore agroalimentare italiano” e “chiede misure straordinarie per arrestare la continua emorragia di aziende, l’abbandono delle terre e delle marinerie che sta impoverendo il Paese”.
“La denuncia del Coapi - prosegue la nota degli organizzatori della manifestazione - e le sue richieste non hanno fino a questo momento ricevuto risposte adeguate. Al contrario si allarga la forbice tra l’agroindustria delle esportazioni, la grande distribuzione e la condizione vergognosa delle piccole, micro e medie imprese produttive. Il made in Italy è sempre più in mano alla speculazione, nell’anno in cui la cucina italiana diventa patrimonio Unesco.”
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