Montepulciano
Negli ultimi anni della sua breve e bruciante parabola, il fumettista geniale e maledetto Andrea Pazienza cercò un luogo capace di rallentare il rumore del mondo. Lo trovò a Montepulciano, dove si stabilì nel 1984 per fuggire dagli eccessi che lo stavano accompagnando, portandosi dietro inquietudini, visioni e un’urgenza creativa che nemmeno la quiete toscana riuscì a spegnere. Prima una casa nel centro storico, poi il trasferimento in campagna, con lo sguardo che dalle finestre correva fino al Tempio di San Biagio: un paesaggio che filtrò nei suoi lavori, dalla poesia dolente di Pompeo alle luci nette e spietate della Val d'Orcia. Qui sposò Marina Comandini, qui passavano amici e colleghi nella casa che Roberto Benigni ribattezzò ironicamente “Villa Fumo”, e qui, il 16 giugno 1988, Pazienza morì a soli trentadue anni. Montepulciano fu insieme rifugio e ultimo orizzonte creativo.
Mentre l’autore cercava equilibrio tra le colline senesi, un’altra vicenda legata al suo nome prendeva forma lontano, in Romagna. Nel 1985 il Comune di Cesena commissionò a quattro giovani artisti una serie di pannelli destinati a coprire il cantiere della fontana Masini. Tra loro c’era anche Pazienza, allora ancora lontano dalla consacrazione definitiva. Nacque così lo Zanardi equestre: un grande dipinto su truciolato, tre metri per quattro, che raffigurava il suo personaggio più iconico in sella a un cavallo. Al termine dei lavori, però, quelle opere furono considerate materiali di risulta e distrutte dagli operai. Tutte, tranne una. A sottrarre lo Zanardi alla discarica fu Riccardo Pieri, all’epoca poco più che un ragazzo, animato da una passione istintiva per l’arte underground. Vide i pannelli fatti a pezzi, ne riconobbe il valore e decise di intervenire: raccolse i frammenti, anche se non tutti furono recuperabili. Quelli che fu in grado di strappare a un destino di scomparsa li ricompose e li fece restaurare. Per quasi quarant'anni l’opera è rimasta con lui, custodita lontano dai riflettori, fino ai prestiti per alcune mostre e alla definitiva consacrazione con l’esposizione al Maxxi dell’Aquila, nella grande retrospettiva dedicata a Pazienza.

Quel salvataggio, però, ha aperto anche una controversia. I carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale hanno ipotizzato un caso di appropriazione indebita, poi archiviato: secondo gli inquirenti, Pieri non può essere ritenuto responsabile per aver recuperato un’opera destinata alla distruzione. Diversa la posizione di Sauro Turroni, all’epoca funzionario comunale e promotore dell’iniziativa, che rivendica la proprietà pubblica del dipinto: l’opera, sostiene, era stata commissionata e pagata dal Comune, e la sua distruzione materiale non ne avrebbe cancellato la titolarità.
Oggi lo Zanardi equestre sopravvive come una reliquia sfuggita al caso, frammento prezioso della storia dell’arte italiana recente. Attorno a esso si intrecciano ancora una volta i luoghi di Pazienza: Montepulciano, l’Emilia-Romagna, la Val d'Orcia. Geografie lontane, ma unite dalla stessa urgenza creativa, che continua a riaffiorare, ostinata, a distanza di decenni.
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