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Sinalunga

Chiude il salumificio “Frutti dei Sogni”: il 24 marzo il tavolo di crisi in Regione

L'azienda vuole traslocare la produzione a Pistoia: 27 lavoratori a rischio. Ipotesi uscite incentivate, difficili i trasferimenti in altra sede

Claudio Coli

13 Marzo 2026, 06:30

Salumificio Rigomagno

Il salumificio chiuderà a fine giugno: duro colpo per la Valdichiana

È stato convocato per martedì 24 marzo il tavolo dell’unità di crisi in Regione chiesto dai sindacati per fare il punto su un nuovo e caldissimo fronte occupazionale, quello della società “Frutti dei Sogni”, salumificio appartenente al noto player di settore Gruppo Beretta. Il salumificio sito a Rigomagno, nel comune di Sinalunga, cesserà infatti la produzione il 30 giugno, come da decisione dell’azienda, con i circa 27 persone, tra assunti, staff leasing, interinali e determinati che rischiano adesso concretamente di perdere il proprio posto di lavoro.

L’annunciata chiusura del salumificio è stato un assoluto fulmine a ciel sereno, dal momento che l’attività non stava accusando problemi a livello di ordini e rappresentava un presidio produttivo strategico per tutto il territorio chianino. Secondo quanto riferiscono i sindacati, la scelta non sarebbe riconducibile a una crisi industriale ma alla volontà di operare un trasferimento della produzione a Pistoia, l’altra area toscana dove è presente uno stabilimento del gruppo.

“Una scelta unilaterale da parte dell’azienda – sottolinea Andrea Biagianti, Flai Cgil – che comporta una crisi lavorativa per quasi 30 persone e colpisce duramente la Valdichiana. Vogliamo capire i reali motivi dietro questa improvvisa decisione, e se questo trasloco della produzione è così indispensabile”. L’appuntamento come detto è fissato per il 24 marzo, quando in Regione si confronteranno sindacati (oltre alla Cgil, Gabriele Coppi (Fai Cisl) e Simone Scarpellini (Uila Uil)) e istituzioni, così da studiare il da farsi, a tutela dei livelli occupazionali. In seguito sarà poi convocata anche l’azienda nel tentativo di farle cambiare idea, anche se non sarà facile. “La decisione sembra irrevocabile, ma vogliamo fare un ragionamento a 360 gradi – ancora Biagianti – così da capire se ci sono i margini per far recedere il gruppo dai suoi intenti. La riflessione da fare è sul perché in generale le aziende stanno abbandonando la Toscana”.

Si prospetta dunque una vertenza che appare assai complessa. Per i 27 lavoratori sono già iniziate le valutazioni su eventuali trasferimenti di sede interni all’azienda, possibili in Toscana soltanto a Pistoia. Un’ipotesi poco praticabile, secondo le sigle sindacali: difficilmente i lavoratori accetteranno trasferimenti a questa distanza. L’alternativa è rappresentata da potenziali uscite incentivate o dal ricollocamento in altre aziende. Dal Gruppo Beretta, interpellato, per adesso nessun commento in merito alla vicenda.

 
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