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Siena

Cassiere Pam licenziato e reintegrato dal giudice, la sorpresa: non tornerà a lavoro. Il motivo

Fabio Giomi ha scelto di chiudere il rapporto con l'azienda: era stato richiamato il 31 dicembre ma ha detto no, c'era il timore di un clima potenzialmente ostile. Riceverà 15 mensilità e valuta adesso altre possibilità

Claudio Coli

04 Gennaio 2026, 05:43

Fabio Giomi

Fabio Giomi ha deciso: non tornerà a lavorare alla Pam

Fabio Giomi non tornerà a lavorare per la Pam. Nonostante la vittoria della causa davanti al giudice del lavoro di Siena, che ha ordinato il reintegro reputando il licenziamento da lui subito come illegittimo e discriminatorio, il cassiere 62enne di Poggibonsi ha scelto di chiudere la sua esperienza lavorativa con l’azienda della grande distribuzione. Giomi, assistito dall’avvocato Andrea Stramaccia, ha deciso di avvalersi delle possibilità, data dall’articolo 18, di uscire dal rapporto di lavoro, dal momento che è stato vittima di un allontanamento giudicato dalla giustizia civile come discriminatorio: riceverà 15 mensilità, che si sommano alle 5 che Pam dovrà già riconoscere come risarcimento per il licenziamento, messo in atto dopo aver sottoposto il 62enne all’ormai famigerato “test del carrello”, nel corso del quale un ispettore inviato da Pam – fingendosi un cliente che faceva la spesa – ha occultato dei cosmetici nel cartone della birra per saggiare la prontezza dei riflessi contro i taccheggi durante le operazioni alla cassa.

A seguito della sentenza del 29 dicembre, l’azienda aveva subito richiamato al lavoro Giomi il 31 dicembre: il lavoratore però non se l’è sentita di tornare subito al supermercato Pam di Porta Siena, dove prestava servizio. Dietro la scelta, come riferisce il suo entourage, il timore di dover rientrare in un ambiente potenzialmente “ostile” nei suoi confronti dopo l’enorme pressione ed eco mediatica generata dalla vertenza che l’ha visto protagonista suo malgrado. La decisione di chiudere il rapporto lavorativo è giunta dopo giorni di riflessione, con la scelta finale già formalizzata e comunicata a Pam. “Giomi ha inevitabilmente accusato il colpo nei giorni successivi alla sentenza – ha spiegato il suo legale, Stramaccia, giuslavorista e referente della Cgil – ed ha avuto timore di rientrare nel suo ambiente di lavoro, anche perché i colleghi non sono stati particolarmente cordiali con lui. Non voleva chiudere la carriera così”.

Dopo il verdetto del giudice Delio Cammarosano infatti, secondo quanto riferito da Giomi, solo una collega gli avrebbe manifestato supporto e solidarietà. “Come Filcams Cgil – ricorda il segretario senese Mariano Di Gioia, che ha vissuto coi colleghi del sindacato in prima persona il percorso sindacale – abbiamo seguito la vertenza e ribadiamo la soddisfazione per il principio ottenuto, la vittoria della causa legale resta un punto fermo, che mette nero su bianco sul fatto che il licenziamento è stato illecito e discriminatorio e quel test non può essere utilizzato. La scelta successiva di Fabio è personale, concordata col suo legale, umanamente anche comprensibile, la rispettiamo” conclude.

Terminata dopo 15 anni la sua storia lavorativa in Pam, per Giomi si potrebbero aprire adesso altre strade: starebbe infatti valutando nuove opportunità, sempre nell’ambito della grande distribuzione, per poter raggiungere l’età pensionabile (gli mancano cinque anni). La vertenza Giomi-Pam in ogni caso potrebbe non esaurirsi qui. Si attendono le motivazioni del dispositivo del 29 dicembre, i cui tempi non sono perentori: una volta lette le spiegazioni del Tribunale di Siena l’azienda potrebbe impugnare la sentenza in Appello – per provare a ribaltare il verdetto e farsi restituire le cinque mensilità di risarcimento – ma alla luce della scelta di Giomi di salutare, non è escluso che la questione si fermi in primo grado.

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