Siena
Mobili Pieraccioni alza bandiera bianca
Il 2026 ha portato il buio negli androni che per ben 65 anni sono stati occupati dalla mostra dei mobili Pieraccioni, nel viale Cavour all'Antiporto. Quasi 200 metri quadrati di locali, sapientemente restaurati nel corso del tempo, occupati da mobilio, in stile e moderno, di fronte alla chiesa di Santa Petronilla. Un'area strategica. La notizia non è più clamorosa ormai se non fosse per il distacco affettivo che ha colto di sorpresa tanti clienti. Purtroppo l'emorragia della cessione di attività storiche non si placa.
Questo è il prezzo da pagare per la rivoluzione tecnologica che ha amplificato gli acquisti on line ma c’è anche tutta una serie di fattori altri che stanno modificando la nostra economia e soprattutto il tessuto commerciale cittadino, vittima (non unica) di un passaggio epocale che procede a velocità supersonica. E il cambiamento destabilizza perché non sapere come sarà il domani non è contemplato nella mentalità dei figli del '68, protagonisti di ieri che oggi stanno a guardare il fumo delle macerie. C'è chi ha resistito, come i fratelli Pieraccioni, cercando di difendere una attività che ha cavalcato più di mezzo secolo di storia cittadina.
Ma avviandosi verso gli ottanta anni, sebbene portati egregiamente, Luciano ha dovuto cedere e il figlio, terza generazione nell'azienda di famiglia, non può farcela da solo a portare avanti un'attività che negli anni d'oro (Settanta, Ottanta e oltre) era un punto di riferimento fondamentale per l'arredamento. Si può dire che ha messo le mani, anzi i mobili, in tutta la periferia nord, in forte espansione dagli anni Sessanta.
“In 65 anni di attività - racconta Luciano Pieraccioni - abbiamo coltivato clientela un po' ovunque. Diciamo che siamo entrati nelle case di molti senesi. E lo abbiamo fatto con soddisfazione e orgoglio. Il nostro è un lavoro creativo e molto stimolante, sebbene faticoso. Oggi però le cose sono cambiate. Le dinamiche per sviluppare un buon volume di affari sono del tutto diverse e la gestione burocratica e contabile è assolutamente complessa. Abbiamo cercato di perseguire anche la strada della cessione, ma la domanda in questo caso è molto scemata e anche l'interesse verso un'azienda di queste proporzioni, per cui non abbiamo avuto altra scelta che la chiusura. Mi è dispiaciuto molto. Con il negozio se ne va un pezzo del mio cuore e ho notato che anche i clienti sono intristiti. Ma purtroppo così stanno le cose. Ora i fondi verranno affittati ad altre attività accuratamente selezionate".
La dinasty dei Pieraccioni prende le mosse da Ponsacco, paese di origine del padre e della madre di Luciano e Franca, patria del mobile che godeva all'epoca di un artigianato d'eccellenza. Dino Pieraccioni, uomo determinato e longevo, era un bravo lustrino che prendeva mobili grezzi da rifinire. Capì ben presto che avrebbe dovuto esportare quell'arte così nobile e apprezzata su altre frontiere e con la complicità di un amico che aveva il fratello nella polizia stradale a Siena si trasferì nella città del Palio, proprio nel viale Cavour. E fondò qui la sua azienda di mobili. Era il 1961. Gli anni successivi sono stati tutti in discesa perché Dino aveva capito che la qualità paga. E si era specializzato nella diffusione di mobili artistici, ovvero pezzi in stile di pregiata fattura. E alla sua ditta si affidarono subito sia la borghesia cittadina che famiglie semplici per mobili moderni, dato che il negozio offriva una vasta scelta. La qualità è sempre rimasta un punto di forza. “Certamente, anche oggi ci sono persone che vengono da me per dirmi che conservano mobili di 40 anni fa ancora belli e perfetti. E mi gratifica il fatto che molte famiglie ci hanno mostrato una fidelizzazione davvero commovente".
Prendiamo atto dunque che un'altra importante attività dello storico viale Cavour non c'è più, così come è già successo pochi metri più avanti e anche più indietro. Una trasformazione incredibile che è andata di pari passo con i cambiamenti epocali. Prima da palazzo dei Diavoli all'Antiporto si contavano almeno quattro distributori di benzina e le auto transitavano sotto l'arco favorendo smog e sporcizia. Poi i distributori sono spariti e con questi anche i mitici tortellini di mezzanotte all'Agip. Il traffico è stato deviato, sebbene il monumento resti in perenne degrado. Il franchising ha preso campo, la fabbrica dei panforti è stata dismessa e spostata altrove, e i negozi di vicinato, così utili alla vita quotidiana e ai servizi in genere, dalla ferramenta alla frutta, dall'alimentari all'elettricista e macchine per cucire, sono andati via via scomparendo. Altri sono stati sostituiti da esercizi più adeguati all'attualità, come lavanderie a gettoni e sartorie per gli aggiusti. Ma la vitalità del viale bene o male nell'ultimo ventennio è rimasta, seppur rimaneggiata. Solo che oggi il fenomeno si sta nuovamente modificando: prima sparisce il negozio di vicinato a vantaggio del franchising e la rendita immobiliare resta una delle più alte d'Italia.
Ora invece molte saracinesche rimangono serrate e il ricambio gestionale stenta a decollare. I cartelli "vendesi" restano incollati per anni, la manutenzione latita, la sporcizia impera lasciando un forte senso di abbandono e impoverimento. Forse abbiamo sceso un altro step: l'alta rendita immobiliare comincia a soffrire, le giovani generazioni non sono attratte dal commercio, gli stranieri prendono campo. Correre ai ripari non è affatto facile, ma assolutamente necessario.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy