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Il processo

Femminicidio di Yuleisi, in aula i poliziotti ricostruiscono la scena del crimine: "Sangue e odore di polvere da sparo"

In Corte di Assise una decina di agenti ha ripercorso lo scenario dentro la casa di via del Villino

Claudio Coli

10 Febbraio 2026, 08:39

Omicidio Yuleisi

Gli agenti durante i sopralluoghi a seguito dell'omicidio

Udienza fiume ieri mattina in Corte di Assise, al tribunale di Siena, per il procedimento penale legato al femminicidio di Ana Yuleisy Manyoma Casanova, cuoca, anche lei colombiana di 32 anni uccisa nell’agosto 2024 con una fucilata alla testa dall’ex compagno Luis Fernando Porras Baloy, accusato omicidio doloso, aggravato dalla relazione affettiva e dai presunti maltrattamenti, che si trova adesso in custodia cautelare in carcere. Una prima sfilata di testimoni in aula, col pm Niccolò Ludovici che ha chiamato una decina di elementi della polizia giudiziaria a relazionare sulle attività di indagine poste in essere una volta rinvenuto il corpo senza vita della donna sulla scena del crimine. “Trovai il corpo supino che presentava un foro in testa e varie tracce di sangue” ha ripercorso un appartenente alla squadra mobile della Questura, che ha condotto gli accertamenti. “C’era odore di polvere da sparo” ha riportato invece un collega che ha svolto la perquisizione della casa. “Il fucile era parzialmente sotto il letto, si intravedeva il calcio”.

Come ricostruito, quel giorno i due erano in camera da letto quando il fucile dell’uomo ha fatto fuoco centrando alla testa la ragazza. Il sudamericano ha sempre assicurato l’accidentalità del fatto ma l’inchiesta, tramite numerosi accertamenti tecnici e genetici, avrebbe fatto emergere la volontarietà dell’uccisione. Nel corso dell’inchiesta sono stati svolti numerosi approfondimenti di genetica forense, in particolare focalizzati sull’analisi delle tracce di sparo su canotta e ciabatte della vittima e su tracce ematiche, oltre all'analisi del materiale biologico raccolto nella casa teatro del dramma dagli agenti della Polizia Scientifica.

Le indagini hanno inoltre fatto emergere, sempre secondo l'ipotesi accusatoria, elementi per ipotizzare anche il reato di maltrattamenti di famiglia, reato che risulta assorbito dalla specifica aggravante prevista per il reato di omicidio. La ragazza, prima di perdere la vita, aveva riferito a colleghe di lavoro ed amiche di aver subito violenze da parte del compagno, circostanza però negata dalla difesa del colombiano. Fra le parti, oltre ai legali della famiglia di Yuleisi – gli avvocati Michele Bellandi e Vincenzo Di Benedetto – ci sono anche le avvocatesse Irene Bartalucci, tutore della figlia piccola della vittima, che ha nominato come sua legale la collega Francesca Martini.

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