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Siena

Commissione morte David Rossi, la segretaria Silva: “Più forti delle minacce, non ci fermeranno”

Ieri era a Siena per un processo legato alla ‘ndrangheta

Aldo Tani

13 Febbraio 2026, 06:03

Katia Silva

Katia Silva

“Mi sono fatta 300 chilometri per essere qui. Non potevo perdermelo”. Le Olimpiadi non c’entrano e neppure un appuntamento con qualche personaggio famoso. Per Catia Silva però è come se per un giorno il centro del mondo fosse Siena. O meglio il tribunale, dove era in programma l’udienza relativa alla proprietà immobiliare sequestrata a Chiusdino a due imprenditori, che secondo la direzione antimafia sarebbe stata acquistata per conto del clan 'ndranghetista Grande Aracri. Sodalizio criminale che Silva conosce bene, avendo denunciato a più riprese le attività illecite portate avanti a Brescello, dove risiede, con il Comune commissariato nel 2016 per infiltrazioni mafiose. La seduta tuttavia si è chiusa in fretta, con un rinvio al 9 aprile.

“Pazienza tornerò”, promette Silva, il cui nome è salito di recente alla ribalta per la vicenda di David Rossi. La donna è a capo della segreteria della commissione d’inchiesta e tra ottobre e dicembre è stata presa di mira da minacce anonime. Prima una telefonata: “Mi hanno augurato la morte”. Poi una persona si è presenta all’esterno della sua abitazione, suonando il campanello e intimandole di smettere di indagare: “E’ un suicidio, vi dovete fermare”. Episodio sul quale sta indagando la procura di Reggio Emilia. “Hanno sequestrato i server delle videocamere di sorveglianza” - spiega Silva -. Sono convinta che si tratti di qualcuno che abita in zona. Quella sera c’era la nebbia e se vivi a centinaia di chilometri di distanza, non lo puoi sapere. Chi ha agito, voleva sfruttare il fatto che le immagini non fossero nitide”.

Quanto accaduto ha rafforzato nella donna, ma anche nel presidente Gianluca Vinci, la convinzione che guida la commissione, che la “pista mantovana” possa essere quella giusta. “Guarda caso le minacce sono arrivate subito dopo una deposizione davanti ai commissari e a seguito della perizia che rappresentava la morte come un omicidio. Qualcuno non vuole che la verità venga fuori - osserva Silva -. Noi però abbiamo intenzione di andare avanti. Lo dobbiamo anche ai famigliari, che devono avere giustizia”.

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