L'operazione
Il carcere di Santo Spirito
Un’indagine scuote il carcere di Santo Spirito a Siena. Nei giorni scorsi è stata arrestata un’ispettrice capo della Polizia Penitenziaria, accusata di molteplici ipotesi di reato. La donna è stata arrestata lo scorso martedì, e si trova adesso agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. L’arresto ha rappresentato una svolta interna a un’inchiesta che andava avanti da lungo tempo, e che coinvolge, oltre all’ispettrice capo della Penitenziaria, anche alcuni detenuti. L’indagine della Procura di Siena – il fascicolo è in capo al pm Silvia Benetti – come detto ipotizza numerosi reati a carico dell’ispettrice, dall’accesso abusivo di telefoni cellulari, cessione di sostanze stupefacenti, falso e depistaggio. In particolare secondo le ricostruzioni investigative fatte in questa fase preliminare, la donna avrebbe fornito dosi di stupefacenti e telefoni ad alcuni detenuti. Circostanze fatte emergere dagli stessi colleghi della Polizia Penitenziaria che avrebbero segnalato le condotte facendo scattare gli accertamenti.
Nella mattinata di venerdì scorso l’ispettrice ha sostenuto in Tribunale, davanti al gip Andrea Grandinetti, l’interrogatorio di garanzia scattato a seguito della misura cautelare spiccata a suo carico. Era presente in aula con il avvocato Alessandro Betti, suo difensore insieme a Giulia Salvini, accompagnata da alcuni agenti in borghese. Ora l’indagine proseguirà per fare chiarezza sugli episodi contestati, nell’alveo di una vicenda particolarmente delicata e da definire nei suoi vari aspetti.
E che si aggiunge al novero dei numerosi casi che riguardano l’introduzione illecita di strumenti all’interno delle carceri, un fenomeno che appare in aumento: ha fatto rumore ad esempio, nelle scorse settimane, il tentativo di far accedere alcuni telefoni dentro la casa circondariale di Ranza a San Gimignano, tramite l’utilizzo di un drone, scoperto dai carabinieri che hanno poi denunciato chi lo manovrava, un 49enne originario della provincia di Salerno. Il carcere di Ranza era rimasto coinvolto anche in una maxi indagine promossa dal Centro Operativo Dia di Genova, dal nome “Smartphone”, che ha portato ad indagare 12 detenuti e complessive 31 persone a vario titolo, per aver indebitamente procurato, secondo l’ipotesi accusatoria, apparecchi telefonici o altri dispositivi idonei ad effettuare comunicazioni.
Per quanto riguarda Santo Spirito invece, lo scorso novembre giunse la condanna – per utilizzo indebito di cellulari entrati dentro le celle – a carico di quattro uomini tra i 26 e i 41 anni, originari di Toscana, Campania e Umbria, già noti alle cronache giudiziarie senesi per aver appiccato il fuoco in una sezione della struttura.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy