Lavoro
I lavoratori Paycare
Cala il sipario su PayCare. Il sito di San Martino verrà chiuso alla fine di marzo. Ieri mattina l’assemblea dei lavoratori ha approvato il testo definitivo e ha dato mandato alle organizzazioni sindacali di chiudere l’accordo con l’azienda. Non ci sono particolari novità sul testo, se non l’aumento relativo alle buonuscite: 38 mila euro lorde per i full time e 34-35 mila euro lorde per i part time. L’azienda offre la possibilità di un trasferimento lavorativo a Livorno, ma con un contratto differente, da quello metalmeccanico a quello delle telecomunicazioni, e con un 60% di lavoro in presenza e un 40% di smart working. Entro la fine di marzo i 35 dipendenti rimasti in PayCare dovranno dare una risposta relativa al loro possibile trasferimento a Livorno: al momento, tuttavia, sembra che tutti e 35 i lavoratori accetteranno la buonuscita e saluteranno l’azienda.
“In un momento come questo è impossibile non provare sconforto e amarezza - commenta il segretario generale della Fim Cisl di Siena, Giuseppe Cesarano. - PayCare lascia il territorio senese, ma i lavoratori chiedono di non essere lasciati soli. Facciamo un appello al Comune, affinché si possa lavorare con lo stesso spirito che si è avuto nella vicenda Beko. Queste 35 persone adesso hanno bisogno di trovare un lavoro, si faccia qualcosa per dare loro un futuro occupazionale”.
La crisi PayCare va avanti da anni, e nel tempo non è stato possibile trovare nuove commesse lavorative che portassero ulteriore slancio a un sito che è andato sempre più in difficoltà. Il numero dei dipendenti si è via via assottigliato, con molti lavoratori che già in passato avevano accettato buonuscite, anche più basse rispetto a quella che viene offerta adesso, per lasciare l’azienda.
“Proviamo rabbia e delusione - commenta la segretaria generale della Fiom Cgil di Siena, Daniela Miniero. - Come parti sociali ci ritroviamo a gestire crisi che non danno la soluzione auspicata, che sarebbe la salvaguardia del posto di lavoro. Non possiamo non vedere che c’è un problema occupazionale e di politica industriale. Si continuano a perdere posti di lavoro. Da tempo - prosegue Miniero - abbiamo chiesto l’attivazione di un tavolo con le istituzioni locali e con le associazioni datoriali del territorio per affrontare la questione di tutti i lavoratori che stanno vivendo crisi occupazionali. Ci arrivano notizie anche di potenziali tagli in Engineering, siamo preoccupati”.
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