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Lavoro

Cassa integrazione, +231%: Siena sprofonda

La Toscana esce malconcia dal rapporto Uil. Fantappiè: “Serve un cambio di passo politico e industriale”

Aldo Tani

02 Febbraio 2026, 05:33

Paolo Fantappiè

Paolo Fantappiè, segretario generale Uil Toscana

Un podio che non fa onore. Nel 2025 le ore di cassa integrazione autorizzate in provincia di Siena sono cresciute del 231,7%. Su scala nazionale solo altre due realtà fanno peggio. Il dato proviene dallo studio della Uil Toscana, che mette in evidenza una difficoltà manifesta dell’intera regione. Il totale degli ammortizzatori sociali passa infatti da 36,3 milioni di ore nel 2024 a oltre 43 milioni nel 2025, con un incremento del +18,5%, “evidenziando una condizione di difficoltà ancora diffusa nel tessuto produttivo e occupazionale”. Se il quadro complessivo della Toscana è negativo, a Siena è un bagno di sangue. Sulla statistica provinciale pesa soprattutto la crisi di Beko.

A dicembre i 154 lavoratori rimasti hanno avuto un regime di cassa integrazione a zero ore, mentre per gli altri undici mesi sono stati impiegati meno di un giorno su tre. A tutto ciò si aggiunge il caso Paycare: anni di cassa integrazione e parola fine scritta al 31 dicembre. Non va meglio nelle altre zone del territorio, con le vicende Telco e Capaccioli che sono lo specchio di una deriva inesorabile verso nuove frontiere negative. Alla luce di tutto ciò è presumibile che nel 2026 il dato relativo all’utilizzo di ammortizzatori sociali sia addirittura peggiore. Oltre alle crisi aziendali, c’è un calo della domanda estera, con l’export che ha subito una contrazione significativa. “Questi numeri non sono un fulmine a ciel sereno – ha affermato Paolo Fantappiè, segretario generale Uil Toscana, commentando l’andamento regionale – ma il frutto di una crisi strutturale aggravata da mancati investimenti e politiche industriali deboli”.

Non è un caso che nella maggior parte delle province toscane la cassa integrazione sia a doppia cifra: Pisa (+30,4%), Grosseto (+21,7%), Pistoia (+20,8%), Firenze (+19,7%) e Livorno (+12,4%). Solo Arezzo, Prato e Lucca mostrano cali modesti. In Toscana, l’incremento regionale riflette dinamiche simili, amplificate dalla dipendenza da export (40% del Pil) e PMI (95% delle imprese). Settori come tessile (Prato in affanno per concorrenza cinese), meccanica (Pistoia e Firenze colpite da automotive in crisi) e porto di Livorno (traffico merci -8%) trainano i dati negativi. La pandemia ha lasciato eredità: catene di fornitura fragili e costi energetici alle stelle (+25% per le imprese).

“Il ricorso crescente agli ammortizzatori sociali è un segnale di crisi che colpisce lavoratrici e lavoratori, con ricadute sui redditi e sulla stabilità”, avverte Fantappiè. Il sindacato chiede un “cambio di passo nel 2026”: investimenti mirati, politiche occupazionali efficaci, tutela dei salari e vigilanza sull’uso della Cassa integrazione. Fondamentale una collaborazione tra governo, Regione e imprese per trasformare gli ammortizzatori in leve di rilancio, sostenendo settori in sofferenza come turismo e manifattura.

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