Sinalunga
Presidio dei lavoratori della Capaccioli
La Capaccioli, azienda metalmeccanica di Sinalunga, è ufficialmente in liquidazione. “È stato nominato anche il curatore fallimentare - ha spiegato Daniela Miniero della Fiom Cgil -. Sarà quindi necessario interfacciarsi con lui dopo che avrà preso visione della situazione”. Per la sindacalista tuttavia “resta il rammarico per una vicenda che secondo noi con un piccolo sforzo poteva avere un epilogo differente. Invece ha prevalso la logica del profitto”.
Fondata nel 1950 da Araldo Capaccioli in una piccola officina artigianale a Sinalunga, l’azienda è cresciuta negli anni fino a diventare un punto di riferimento internazionale nel settore degli impianti per laterizi. Nel 1963 fu costruito il primo capannone industriale, mentre nel 1990 iniziarono le prime applicazioni di robotica nel settore dei mattoni e i primi importanti lavori all’estero, in Paesi come Arabia Saudita, Argentina, Turchia e diversi mercati africani.
La situazione è precipitata nella seconda metà del 2025, quando i 43 lavoratori dello stabilimento di Sinalunga hanno denunciato di essere senza stipendio e senza garanzie sul proprio futuro. Dopo settimane di richieste rimaste senza risposta, la Fiom Cgil Siena ha proclamato lo stato di agitazione e organizzato presidi davanti ai cancelli dell’azienda, mettendo in luce non solo il disagio economico delle famiglie, ma anche il rischio di perdita di un know‑how industriale di alto livello.
Inizialmente, le parti sembravano orientate verso un percorso di composizione negoziata della crisi, con un tavolo regionale nel quale era stata condivisa l’ipotesi di ricorrere a strumenti di salvaguardia occupazionale e ristrutturazione. Tuttavia, a pochi giorni dall’avvio del percorso, l’azienda ha cambiato rotta, aprendo la strada alla possibilità di una messa in liquidazione, che purtroppo alla fine si è materializzata.
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