Mercoledì 04 Marzo 2026

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE INDIPENDENTE

DIRETTORE
SERGIO CASAGRANDE

×
NEWSLETTER Iscriviti ora

Il caso

Omicidio Franca Genovini: Luigi De Mossi è il nuovo avvocato della nipote sotto indagine

L'ex sindaco di Siena subentra dopo la rinuncia al mandato degli avvocati Pisillo, incontrerà la cliente nei prossimi giorni

Claudio Coli

04 Marzo 2026, 05:25

Luigi De Mossi

L'avvocato Luigi De Mossi

È l’avvocato Luigi De Mossi il nuovo difensore di Denise Duranti, una delle due donne accusate di aver ucciso e rapinato la signora Franca Genovini, l’85enne di Castellina in Chianti trovata senza vita nell’agosto 2024 nella sua abitazione. La 37enne - nipote acquisita della vittima adesso ristretta in carcere a Sollicciano al pari della presunta complice Erica Cuscela – era stata finora difesa dagli avvocati Fabio e Giulio Pisillo, i quali però prima dell’esito della discussione al tribunale del Riesame, hanno deciso di rinunciare al mandato. Una situazione delicata quella delle indagate, alle quali viene contestato l’omicidio aggravato dalla premeditazione e dal nesso teleologico, la rapina, l'uso abusivo di carta di credito, l'autoriciclaggio e nel caso della Duranti, anche la calunnia e la simulazione di reato.

La scelta dell’indagata è ricaduta sul noto avvocato, già sindaco della città del Palio dal 2018 al 2023, incaricato telefonicamente. “Sono stato nominato – conferma l’avvocato De Mossi – nei prossimi giorni la incontrerò”. Il nuovo legale della donna dovrà studiare il da farsi e valutare la strategia difensiva, e se proporre ricorso per Cassazione contro la misura cautelare della custodia in carcere dopo il no del Riesame alla modifica dei provvedimenti. Una vicenda spinosa e complessa quella legata alla morte di Genovini, che sarà approfondita ulteriormente a fine maggio col nuovo appuntamento in incidente probatorio.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbero agito per un bisogno impellente di denaro, dopo essersi conosciute online. La morte sarebbe giunta tramite soffocamento, dopo l'assunzione forzata da parte della signora, di Lorazepam per bocca e altre sostanze, iniettate con una siringa, di cui è stato trovato il cappello. A confermare questa tesi, ci sarebbe una grande quantità di tranquillanti rinvenuti a livello gastrico nel corso dell'autopsia, e segni vari sul volto della vittima, oltre che un foro sul braccio. Secondo il procuratore Andrea Boni la premeditazione sarebbe stata "ampia": nei telefoni delle indagate, nonostante un dispositivo "spianato" per eliminare prove, sono state trovate varie ricerche web relative a sonniferi e veleni da iniettare, cuscini per il soffocamento e altre informazioni tecniche su come commettere l'omicidio.
Newsletter Iscriviti ora
Riceverai gratuitamente via email le nostre ultime notizie per rimanere sempre aggiornato

*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy

Aggiorna le preferenze sui cookie