La storia
Antonietta Mollica
Quando la malattia diventa occasione di ricostruzione e miglioramento personale: è la storia di resilienza di Antonietta Mollica, dipendente di Mps con una solida preparazione professionalità negli ambiti finanza, sport, eventi e cultura, che a vent’anni da quello che lei definisce il suo “ground zero”, è pronta ora a mettersi a disposizione per migliorare l’inclusione, aiutare il mondo delle persone con disabilità e contrastare il problema delle barriere architettoniche.
Antonietta, 45 anni, detta “Molly”, lavora presso Mps dal 2002, ed è molto conosciuta a Siena, città dove ha lavorato e vissuto e che l’ha accolta e coccolata nei momenti più difficili. Nei primi anni duemila era una manager lanciatissima, la più giovane funzionaria d’Italia, destinata a una carriera luminosa. Una corsa interrotta però in quel maledetto 2006, quando fu colpita da ictus: malattia che ha lasciato scorie importanti ma al tempo stesso ha fatto nascere una nuova donna, regalandole una sorta di seconda vita. Antonietta si è completamente riscoperta, “mi sento una persona migliore” assicura, e oggi si mette a disposizione del prossimo, forte dell’esperienza vissuta sulla sua pelle. Come? Candidandosi per un ruolo operativo in seno al management del Comitato Italiano Paralimpico, con vista su Los Angeles 2028.

Velodromo di Siena, Antonietta Mollica in sella grazie agli allenamenti con Sandro Bencardino
Vent’anni fa la malattia e la successiva rinascita: come si sente?
“Ero lanciatissima sul lavoro, divoravo la vita. Ma non sentivo certi sapori. Dopo l’ictus mi sono scoperta diversa, ricostruendomi completamente, ed ho cominciato ad assaporarla la vita. Ho scoperto di avere anche dei talenti, infatti oggi recito, danzo e scrivo. L’Antonietta di prima c’è sempre, mantengo il mio profilo lavorativo e professionale, ma ho potuto aggiungere altre cose. La malattia è diventata un trampolino di lancio”.
Sul suo percorso ha scritto anche un libro: ce ne parla?
“Si intitola ‘le bollicine sono la morte mia’, è un romanzo autobiografico sul viaggio della mia vita capovolta dal male che mi ha colpito fino al recupero psico-motorio che mi ha portato a riprendere in mano la mia esistenza. Ho smesso di provare malinconia verso la me stessa di prima, imparando a voler bene a quella che sono oggi. Ed ho trasformato la rabbia in energia, da veicolare verso gli altri”.

A cosa si sente pronta adesso? Che obiettivi ha?
“Vorrei mettere a disposizione le mie capacità manageriali e il mio vissuto di Prima Manager Olimpica con disabilità, investitura ufficiale del Coni che avverrà tra alcune settimane, al servizio dei Giochi Paralimpici. Servono figure competenti, potrei svolgere un ruolo operativo e strategico, non di rappresentanza, per dare spessore al Movimento Paralimpico Italiano. Non cerco riflettori, ho il desiderio profondo di regalare nuova luce e una prospettiva diversa al sistema, mandando il messaggio per cui dalle difficoltà possono nascere delle opportunità, ispirando così gli atleti”.
Disabilità e barriere architettoniche: che situazione vive il nostro paese?
“Manca diffusamente la cultura del rispetto della diversità e dell’inclusione e viviamo numerosi paradossi: ad esempio ai concerti il biglietto lo pagano i disabili e non gli accompagnatori. Persistono problemi legati alle infrastrutture e alla mancanza di corsie preferenziali. Toscana e Umbria compensano certe carenze col grande lavoro dell’associazionismo: penso ad esempio alla Misericordia di Siena e Le Bollicine, realtà che mi sono state tanto vicine”.
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