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Il caso

Morte David Rossi, medici legali divisi sulle ferite al gomito

Per il presidente Vinci le versioni fornite sarebbero compatibili. Oggi ascoltato l’ex parlamentare Giovanni Fava

Aldo Tani

01 Aprile 2026, 05:46

Vittorio Fineschi

Il luminare Vittorio Fineschi in Commissione

Il capitello radiale per il presidente Gianluca Vinci può attendere. Nel senso che la differenza di vedute che si è consumata nell’ultima seduta della commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi, in merito alla rottura dell’osso in prossimità del gomito, «è un elemento che non inficia la perizia».

Eppure per i medici legali che sono stati chiamati come consulenti dalla prima commissione, è connessa a una caduta. «Non si può produrre con un meccanismo di torsione», ha evidenziato Vittorio Fineschi, professore ordinario di Medicina legale alla Sapienza. «La caduta è prevalentemente sull’emicorpo destro. Non vedo attività dinamica dell’arto sinistro che possa giustificare una lesione al gomito», ha ribattuto Robbi Manghi, che coadiuva l’attuale commissione.

«La bibliografia dice questo, ma non c’è prova che quel meccanismo sia avvenuto», ha aggiunto l’autore della perizia che dà conto di una presa da dietro di terze persone del braccio di Rossi. Azione che secondo Manghi si conclude con il volto del manager schiacciato sui fili antivolatili: pressione tale da provocargli quelle ferite che non sarebbero legate all’impatto al suolo. «Non sono lesioni da taglio», ha replicato Fineschi.

L’ipotesi che resta in piedi è lo sfregamento, anche se per i consulenti della prima commissione Rossi ci sarebbe arrivato dopo aver scavalcato volontariamente i cavetti e poi sbattendoci la faccia in maniera fortuita. Altro punto dirimente è l’ecchimosi sul palmo della mano sinistra. Per Roberto Testi, direttore del Dipartimento di prevenzione dell'Asl «Città di Torino», ci sono pochi dubbi: «Sono un artigiano medico legale, non sono un professore, ma circa 3.500 morti li ho visti e non avrei dubbi a sostenere con chiunque che quella lesione non è stata da afferramento».

Vinci, andando oltre e ribadendo dell’idea della compatibilità tra le due versioni, si è detto stupito piuttosto dei rilievi fatti nel corso dell’audizione a Mario Gabbrielli, il medico che svolse la prima autopsia sul corpo di Rossi: «È stato fatto un appunto molto forte alla mancanza di un passaggio fondamentale nell’esame, quello del taglio sul polpastrello». Quindi, tirando le somme, ha evidenziato: «Eravamo sicuri che il nostro lavoro non sarebbe stato smontato, essendo stato eliminato l’elemento dell’orologio che poteva dare adito a ricostruzioni diverse».

Il tempo di riprendere fiato e già oggi si ripartirà con una nuova audizione. Sarà ascoltato l’ex parlamentare della Lega Giovanni Fava, che secondo alcuni testimoni avrebbe dovuto incontrare Rossi il 6 marzo 2013. Lui ha negato però di essere a Siena in quei giorni e di poterlo dimostrare. La settimana prossima poi l’organismo parlamentare riascolterà il giornalista Sergio Rizzo. Calendrizzata anche l’audizione di Giovanna Ricci, che ha chiesto di essere sentita.

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