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Lavoro, il decreto primo maggio divide i sindacati senesi

Sigle spaccate sul nuovo testo. D’Ercole (Cgil): “Norma miope”. Pane (Cisl): “Punto di partenza lodevole”

Vincenzo Battaglia

30 Aprile 2026, 06:31

Divide il decreto primo maggio

Divide il decreto primo maggio

Il decreto Primo Maggio divide i sindacati. Il Consiglio dei Ministri ha varato tutta una serie di misure per le assunzioni e i rinnovi contrattuali nel settore privato, norme che arrivano proprio a pochi giorni dalla Festa dei Lavoratori. Per i sindacati c'è però una diversità di vedute: da un lato la Cgil, che parla di un'assenza di confronto da parte del Governo con le rappresentanze sindacali; dall'altro la Cisl, che accoglie con favore le misure e le vede come un primo passo verso una discussione incentrata su contratti di maggiore qualità. "Il decreto obbliga le aziende - afferma Carlo Pane, segretario della Fit Cisl di Siena - ad applicare nei territori i contratti nazionali maggiormente rappresentativi. Essendo noi i rappresentanti di milioni di lavoratori in tutta Italia, siamo necessariamente i soggetti che definiscono tali contratti. Il decreto incentiva l'uso di questi strumenti, contrastando la diffusione dei cosiddetti contratti pirata, firmati da sigle autonome o di base, che presentano livelli retributivi decisamente inferiori".

Il provvedimento introduce inoltre incentivi per l'occupazione, come il bonus donne 2026: "Prevede - spiega Pane - l'esonero contributivo totale per l'assunzione di lavoratrici svantaggiate, e il bonus giovani per le assunzioni stabili degli under 35 nel Mezzogiorno. Pur non essendo un traguardo finale, rappresenta un punto di partenza concreto per migliorare le condizioni lavorative in Italia".

Per la Cgil, invece, non c'è solo una questione legata a come è stato approvato il decreto, ma ci sono delle problematiche anche nella sostanza: "I dati Istat - afferma Alice D'Ercole, segretaria della Cgil di Siena - indicano che 13,5 milioni di lavoratrici e lavoratori si trovano sulla soglia di povertà pur avendo un impiego. Negli ultimi quattro anni, i salari reali sono arretrati di circa l'8%, mentre l'inflazione stratificata ha raggiunto i 19 punti percentuali. Di fronte a questo scenario, destinare risorse esclusivamente alle aziende senza riservare nulla ai lavoratori è una scelta miope e sbagliata".

Alla luce delle tante crisi aziendali a livello nazionale, ma in particolare nel territorio senese, la Cgil chiede politiche industriali e rinnovi contrattuali: "Una scelta lungimirante - spiega D'Ercole - sarebbe stata la retroattività dei rinnovi, opzione invece declassata durante il Consiglio dei Ministri. È necessario cambiare approccio, bisogna sedersi ai tavoli di confronto e ascoltare le istanze dei lavoratori".

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