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Economia

Banca Mps, giorni di fuoco tra governance e Mediobanca

Tra i temi più caldi c’è la decisione se lasciare piazzetta Cuccia quotata in Borsa o procedere verso il delisting

Marco Decandia

24 Gennaio 2026, 05:46

Banca Mps e l'ad Luigi Lovaglio

Banca Mps e l'ad Luigi Lovaglio

Il conto alla rovescia a Rocca Salimbeni è già partito. Mercoledì 28 gennaio il Consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi tornerà a riunirsi per sciogliere i nodi sulla nuova governance, dopo che giovedì sera il board ha deciso di rinviare l’esame della proposta di regolamento per la lista del Cda elaborata dal comitato Nomine. Una scelta condivisa all’unanimità, su indicazione del presidente Nicola Maione, per prendersi ancora qualche giorno di riflessione su un testo che non riguarda solo le regole interne, ma il futuro stesso della banca nel pieno del rischio bancario italiano.

Il regolamento, infatti, è uno dei pilastri della revisione della governance di Mps e dovrebbe definire in modo puntuale la procedura di formazione della lista dei candidati amministratori, che potrà essere presentata dal consiglio in vista del rinnovo delle cariche. Il punto più delicato della bozza, secondo quanto filtra, riguarda l’ipotesi di escludere gli amministratori indagati sia dalle procedure di predisposizione della lista che dagli incontri con gli azionisti funzionali alla sua definizione. Una previsione che, se confermata, potrebbe coinvolgere anche l’amministratore delegato Luigi Lovaglio.

La decisione di due giorni fa, però, evidenzia quanto il confronto resti aperto, e l’ultima parola spetterà proprio alla riunione del 28 gennaio, in cui sarà indispensabile arrivare a una sintesi in tempi rapidi, “in vista dell’assemblea degli azionisti - come fa sapere direttamente Rocca Salimbeni in un comunicato - convocata per il prossimo 4 febbraio per l’approvazione delle modifiche statutarie”.

La partita della governance, però, è solo una parte del quadro. L’altra, a sua volta decisiva, riguarda le scelte strategiche di medio periodo e il futuro di Mediobanca, dopo la scalata senese a piazzetta Cuccia. Un tema che è stato al centro di un intenso fine settimana romano di confronto tra top manager e advisor, e che pone la banca di Siena davanti a un vero bivio: delisting o permanenza in Borsa? Su questo punto Marta Degl’Innocenti, economista esperta di mercati finanziari dell’Università statale di Milano, chiarisce con precisione i termini della scelta. “La permanenza in Piazza Affari di Mediobanca - spiega, - pur con maggiori vincoli di trasparenza, mantiene la partita aperta. Conserva una leva di flessibilità strategica, attraverso una presenza autonoma sul mercato che offre visibilità, liquidità e capacità di manovra, spendibile nel futuro rischio bancario e in operazioni di fusioni e acquisizioni, alleanze o scambi azionari”. Una Mediobanca quotata, dunque, diventerebbe uno strumento strategico e non una semplice partecipazione industriale. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. “Il delisting tende a chiudere questa opzionalità - avverte ancora Degl’Innocenti, - favorendo un’integrazione più accentrata e ordinata, funzionale al conseguimento di sinergie operative”. Esattamente quelle stimate dall’amministratore delegato Lovaglio in oltre 700 milioni di euro. Un modello più compatto, che però comporta un prezzo in termini di flessibilità.

Non solo. Secondo l’economista, il delisting avrebbe effetti diretti anche sugli equilibri di potere: “Un assetto di questo tipo concentra le decisioni strategiche, inclusa la gestione della partecipazione di Mediobanca in Assicurazioni Generali, con il possibile ridimensionamento del ruolo di alcuni azionisti rilevanti nei futuri equilibri di governance”. Un passaggio che pesa, e non poco, nel confronto interno a Mps e nel dialogo con i soci.

È appunto in questo contesto che va letto anche il dibattito sul futuro di Luigi Lovaglio, protagonista della scalata a piazzetta Cuccia e al centro di rumors nelle ultime settimane. Apprezzamenti al suo operato sono arrivati da esponenti di governo e da azionisti come Delfin, mentre il gruppo Caltagirone ha respinto l’idea di uno scontro in atto, parlando di un confronto fisiologico all’interno del consiglio su due snodi chiave: il piano industriale richiesto dalla Banca centrale europea, entro sei mesi dalla chiusura dell’Ops su Mediobanca, e la definizione della lista del Cda. Ed ecco perché quella di mercoledì prossimo non sarà solo una data tecnica. Dal Cda, chiamato a decidere sulle regole della governance, passeranno anche segnali chiari su come Mps intende affrontare appunto la partita Mediobanca: se puntando sulla flessibilità del mercato o su un’integrazione più profonda e accentrata. Una scelta che dirà molto su chi guiderà la banca e su quale ruolo il Monte dei Paschi vuole giocare nel nuovo assetto del sistema bancario italiano.

Intanto la Borsa, ieri, ha reagito alla decisione di sospendere le scelte fondamentali che erano attese giovedì. Il titolo montepaschino ha aperto con un calo dell’1,12%, assestandosi a -1,46% intorno all’ora di pranzo e chiudendo poi a -2,85%.

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