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Economia

Il cuore senese della via Francigena: boom di turisti, tutti i numeri di un fenomeno

La spiritualità spinge il 28,2% dei viandanti, la condivisione il 41,5% e il puro interesse culturale il 25%

Marco Decandia

22 Febbraio 2026, 06:03

via Francigena

Sempre più percorsa la via Francigena

In un periodo di Buen camino e di riscoperta dei lunghi itinerari spirituali, non stupisce che l’attenzione sulla Francigena torni ad accendersi in maniera massiccia, anche se in realtà non si era mai affievolita ed era sempre stata ben viva.

A confermarlo è il ministro del turismo, Daniela Santanchè, che analizzando i numeri importanti di questa storica via commenta: “Sono importanti, sicuramente sostenuti dal Giubileo, e ribadiscono con forza la sua rilevanza strategica e, in generale, del turismo lento per lo sviluppo virtuoso dell’industria e per il benessere socioeconomico di tutta la nazione”. Con oltre 30 milioni di euro stanziati dal governo per i cammini, a cui si aggiunge una legge dedicata da 5 milioni, l’obiettivo è consolidare questi percorsi come asset strategici. E quello che attraversa anche il Senese è un volano che sostiene l’economia anche nelle aree meno battute, contrastando lo spopolamento e favorendo una distribuzione più equa dei flussi turistici.

I dati 2025 raccolti dall’Associazione europea delle vie Francigene (Aevf) confermano questa visione con una forza dirompente: quasi 20 mila credenziali distribuite (un balzo del 35,95%), 132 punti di distribuzione del "passaporto" e una crescita record del 117% di chi ha ricevuto il Testimonium a Roma. L’esperienza si internazionalizza sempre di più (la quota straniera tocca il 53% con statunitensi, francesi e tedeschi in prima fila) e, soprattutto, agisce come un potente fattore di destagionalizzazione. Settembre è il mese d’oro (19% delle partenze), seguito da una primavera vivace e da un ottobre che tiene alta la bandiera del turismo di spalla. Se la Francigena è una colonna vertebrale che attraversa l’Europa da Canterbury a Roma, il suo cuore pulsante batte con un ritmo unico e inconfondibile tra le colline della provincia di Siena.

Dei circa 400 chilometri che solcano la Toscana, infatti, il tratto di circa 120 in queste lande rappresenta forse il segmento più iconico e scenografico dell'intero itinerario. Qui il pellegrino non attraversa solo spazi geografici, ma compie un vero viaggio nel tempo. Non è un caso che si incontrino ben quattro siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco: i centri storici di Siena e San Gimignano, l’intera Val d’Orcia e la città di Pienza. È un modo di muoversi nella storia viva, ricalcando l'antica strada Romea dei mercanti medievali, dove ogni pieve secolare, ogni fonte battesimale e ogni antico ospedale racconta di un passato in cui Siena prosperò proprio grazie alla sua posizione strategica.

Il viaggio a nord, per chi giunge da Firenze, inizia a San Gimignano, che restituisce al viandante moderno la stessa meraviglia provata dai viaggiatori del XIII secolo. Le torri medievali delineano uno skyline unico al mondo, e giungere nel centro perfettamente conservato, da piazza della Cisterna alla Collegiata, è una gratificazione che ripaga di ogni fatica. Proseguendo, dopo aver superato le colline boscose della Val d’Elsa, appare all’orizzonte Monteriggioni (30 chilometri). Il borgo fortificato si presenta come una corona di pietra adagiata su un colle, cinto da mura intatte che sembrano emerse direttamente dalle pagine di un libro di storia. Citato da Dante Alighieri per le sue quattordici torri che "coronano" l'altura, rappresentava un presidio fondamentale, un luogo di sosta sicuro in tempi di incertezza. Passeggiare sui camminamenti delle mura o attraversare la Porta Franca (rivolta verso Firenze) significa immergersi in un silenzio quasi irreale, sospesi tra passato e presente.

Si giunge poi a Siena (20 chilometri), capoluogo e tappa fondamentale, che non ha bisogno di presentazioni. Viverla da viandante cambia però totalmente la prospettiva. La tradizione vuole che l’accesso sia da Porta Camollia, sormontata dal celebre motto Cor magis tibi Sena pandit (Siena ti apre un cuore ancor più grande). Il tracciato urbano si snoda per circa 4 chilometri dentro le mura, conducendo verso Porta Romana e toccando i luoghi più emblematici della fede e dell'arte. Davanti al Duomo, con la sua inconfondibile facciata in marmo bianco e nero, si trova il Complesso del Santa Maria della Scala, nato come uno degli ospedali più antichi d'Europa che per secoli ha dato ricovero e assistenza ai pellegrini. Anche se è stato trasformato in museo, mantiene viva la memoria di quell’accoglienza. Gli altri gioielli sono piazza del Campo come cuore pulsante, la Basilica di San Francesco per la venerazione delle Sacre Particole e quella di San Domenico con le reliquie di Santa Caterina. Per chi viaggia a piedi, questo è lo spartiacque psicologico dell’impresa.

Lasciata la città, il paesaggio cambia drasticamente. Si entra nelle Crete, argillose e dall'orizzonte che si dilata, e si raggiunge Buonconvento (32 chilometri), il cui nome deriva dal latino bonus conventus, ovvero luogo felice. Racchiuso entro mura trecentesche, questo paese è la sosta ideale per rigenerarsi tra ritmi lenti e sapori della tradizione. Poi si apre lo scenario maestoso della Val d’Orcia, un paesaggio agricolo così perfetto da sembrare un dipinto. San Quirico d’Orcia (22 chilometri) è la perla di questo tratto: un borgo elegante che colpisce per l’armonia dei suoi spazi. Entrando in paese, ecco gli Horti Leonini, splendidi giardini all’italiana del XVI secolo, mentre la Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta, antica pieve romanica citata già nel 990 dall’arcivescovo Sigerico nel suo diario di viaggio verso Canterbury, rappresenta la chiesa di confine prima di tuffarsi nell'ultimo balzo verso il Lazio che porta a Radicofani (32 chilometri), la sentinella della provincia a 800 metri d'altitudine. La salita è faticosa, una vera prova di resistenza, ma la conquista della vetta regala una soddisfazione impagabile. La Rocca, con la sua torre quadrata isolata, era un presidio militare fondamentale per il controllo della strada. Qui si respira la leggenda di Ghino di Tacco, il nobile brigante che depredava i ricchi ma risparmiava i viandanti poveri. Qui c’è la fine del segmento toscano: si scende verso la valle del Paglia, entrando nel Lazio con la consapevolezza che Roma non è più un miraggio.

Le motivazioni del viaggio sono varie: la spiritualità incide per il 28,2%, la condivisione sale al 41,5% mentre il puro interesse culturale muove il 25% dei candidati. Altrettanti vari sono però i modi di affrontare la sfida, con il tratto senese perfettamente segnalato con cartelli marroni e l'icona del camminatore. Muoversi a piedi è un classico, ma non mancano le opzioni per chi preferisce le due ruote o il turismo equestre. Soprattutto per chi muove i passi per motivi di immersione religiosa, munirsi della Credenziale del pellegrino è un rito quasi obbligatorio: questo "passaporto" viene timbrato in ogni borgo, presso ostelli, chiese o uffici turistici. E’ il diario fisico di una metamorfosi interiore che si completa solo a Roma, con il rilascio del Testimonium nella Basilica di San Pietro (c’è un ufficio apposito), presentando il documento che provi che sono stati percorsi almeno gli ultimi 100 chilometri a piedi (200 in bicicletta). Si tratta di una pergamena in latino che attesta il compimento del percorso fino alla tomba di Pietro.

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