Economia
Crisi del commercio, la situazione in Toscana
Negli ultimi tredici anni, le città italiane hanno visto sparire 156mila negozi e attività ambulanti, oltre un quarto del totale, secondo l’analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi Confcommercio presentata il 12 marzo scorso a Roma nella sede nazionale della Confederazione. Il fenomeno colpisce soprattutto il Nord, con comuni come Belluno, Vercelli, Trieste e Alessandria che perdono oltre il 33% dei punti vendita, mentre al Sud città come Crotone e Olbia mostrano una maggiore tenuta.
La situazione in Toscana
Cinque città toscane rientrano tra le 40 città che perdono più negozi: Massa, Livorno, Pistoia, Arezzo e Lucca, seguite da Grosseto, Pisa e soprattutto Firenze e Siena. La città del Palio si trova al 99° posto (su 122 comuni) con -21,7%, mentre Prato è tra le città con la contrazione più limitata in Toscana, al 104° posto con -20,0%.
18° - Massa: -31,6%
28° - Livorno: -29,8%
29° - Pistoia: -29,5%
38° - Arezzo: -28,8%
40° - Lucca: -28,5%
50° - Grosseto: -26,9%
61° - Pisa: -26,2%
98° - Firenze: -21,9%
99° - Siena: -21,7%
104° - Prato: -20,0%
Le cause
Un ruolo decisivo lo gioca l’e-commerce. Nel 2025 le vendite online rappresenteranno oltre l’11% dei beni acquistabili e il 18% dei servizi, mentre tra il 2015 e il 2025 l’e-commerce quasi triplica (+98,4%), passando da 31 a oltre 62 miliardi di euro. Nel frattempo, le piccole superfici commerciali restano ferme, accentuando il calo di negozi fisici e l’attrattività delle città. Le imprese straniere compensano in parte il declino: crescono di 134mila unità tra il 2012 e il 2025 e garantiscono 194mila posti di lavoro, restando più piccole delle aziende italiane, che invece aumentano di dimensione e si strutturano in società di capitale, segno di maggiore professionalizzazione.
Il tessuto urbano cambia anche nella composizione delle attività
I negozi tradizionali calano drasticamente: edicole -52%, abbigliamento e calzature -37%, mobili e ferramenta -36%. Crescono invece le attività legate al turismo e alla ristorazione: ristoranti +35%, gelaterie e pasticcerie +14%, affitti brevi +184%. Nei centri storici del Sud, i B&B sono quasi quadruplicati dal 2012. Il risultato è una nuova geografia urbana: meno negozi di prossimità, più attività turistiche e ristoranti, e una trasformazione degli spazi cittadini che rischia di creare quartieri-dormitorio e città meno vive, soprattutto per gli anziani e chi ha bisogno dei servizi di vicinato.
“La riduzione dei negozi nei centri storici in Toscana è un segnale che non possiamo ignorare” - afferma il direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni. Per contrastare questo fenomeno, quest’anno Confcommercio propone una serie di interventi nell’ambito del progetto Cities, che punta a rafforzare le politiche di rigenerazione urbana e a sostenere il commercio di prossimità – spiega – collegare in modo più stretto urbanistica e sviluppo economico, riconoscere le imprese di vicinato come attori del governo urbano, dotarsi di strumenti permanenti di monitoraggio del tessuto commerciale e avviare strategie per recuperare e riattivare i locali sfitti, anche attraverso iniziative temporanee e nuove forme di utilizzo degli spazi.
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