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Economia

Crisi del commercio, Siena penultima in Toscana per negozi chiusi

La situazione in Toscana secondo l’analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi Confcommercio

Caterina Iannaci

16 Marzo 2026, 17:27

Negozi chiusi

Crisi del commercio, la situazione in Toscana

Negli ultimi tredici anni, le città italiane hanno visto sparire 156mila negozi e attività ambulanti, oltre un quarto del totale, secondo l’analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi Confcommercio presentata il 12 marzo scorso a Roma nella sede nazionale della Confederazione. Il fenomeno colpisce soprattutto il Nord, con comuni come Belluno, Vercelli, Trieste e Alessandria che perdono oltre il 33% dei punti vendita, mentre al Sud città come Crotone e Olbia mostrano una maggiore tenuta.

La situazione in Toscana

Cinque città toscane rientrano tra le 40 città che perdono più negozi: Massa, Livorno, Pistoia, Arezzo e Lucca, seguite da Grosseto, Pisa e soprattutto Firenze e Siena. La città del Palio si trova al 99° posto (su 122 comuni) con -21,7%, mentre Prato è tra le città con la contrazione più limitata in Toscana, al 104° posto con -20,0%.

18° - Massa: -31,6%

28° - Livorno: -29,8%

29° - Pistoia: -29,5%

38° - Arezzo: -28,8%

40° - Lucca: -28,5%

50° - Grosseto: -26,9%

61° - Pisa: -26,2%

98° - Firenze: -21,9%

99° - Siena: -21,7%

104° - Prato: -20,0%

Le cause

Un ruolo decisivo lo gioca l’e-commerce. Nel 2025 le vendite online rappresenteranno oltre l’11% dei beni acquistabili e il 18% dei servizi, mentre tra il 2015 e il 2025 l’e-commerce quasi triplica (+98,4%), passando da 31 a oltre 62 miliardi di euro. Nel frattempo, le piccole superfici commerciali restano ferme, accentuando il calo di negozi fisici e l’attrattività delle città. Le imprese straniere compensano in parte il declino: crescono di 134mila unità tra il 2012 e il 2025 e garantiscono 194mila posti di lavoro, restando più piccole delle aziende italiane, che invece aumentano di dimensione e si strutturano in società di capitale, segno di maggiore professionalizzazione.

Il tessuto urbano cambia anche nella composizione delle attività

I negozi tradizionali calano drasticamente: edicole -52%, abbigliamento e calzature -37%, mobili e ferramenta -36%. Crescono invece le attività legate al turismo e alla ristorazione: ristoranti +35%, gelaterie e pasticcerie +14%, affitti brevi +184%. Nei centri storici del Sud, i B&B sono quasi quadruplicati dal 2012. Il risultato è una nuova geografia urbana: meno negozi di prossimità, più attività turistiche e ristoranti, e una trasformazione degli spazi cittadini che rischia di creare quartieri-dormitorio e città meno vive, soprattutto per gli anziani e chi ha bisogno dei servizi di vicinato.

“La riduzione dei negozi nei centri storici in Toscana è un segnale che non possiamo ignorare” - afferma il direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni. Per contrastare questo fenomeno, quest’anno Confcommercio propone una serie di interventi nell’ambito del progetto Cities, che punta a rafforzare le politiche di rigenerazione urbana e a sostenere il commercio di prossimità – spiega – collegare in modo più stretto urbanistica e sviluppo economico, riconoscere le imprese di vicinato come attori del governo urbano, dotarsi di strumenti permanenti di monitoraggio del tessuto commerciale e avviare strategie per recuperare e riattivare i locali sfitti, anche attraverso iniziative temporanee e nuove forme di utilizzo degli spazi.

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