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Economia

Mps, pugno duro con Lovaglio: ad sospeso e senza deleghe

Stabiliti dal cda i provvedimenti disciplinari. Il manager ha scelto di non dimettersi e resta in corsa per Tortora

Aldo Tani

25 Marzo 2026, 20:46

Ad Luigi Lovaglio

Mps, provvedimenti disciplinari contro l'ad Lovaglio

Al terzo giorno la sentenza del cda su Luigi Lovaglio è arrivata. Dopo due rinvii, i consiglieri hanno analizzato il dossier dell’ormai ex ad. Figura invisa dopo la scelta di tornare in pista come possibile ceo per una lista concorrente, la Plt Holdings. Troppo secondo l’organo decisionale della banca, che ha deciso di non fare sconti all’uomo che l’ha risollevata. Il banchiere lucano è stato così destituito delle deleghe, che torneranno in mano al cda, e sospeso dal ruolo di dg. “Ai sensi delle vigenti disposizioni statutarie - hanno fatto sapere da Montepaschi -, la gestione delle attività ordinarie, nel periodo intercorrente tra la data odierna e la prossima assemblea dei soci viene assegnata al vicedirettore generale vicario Maurizio Bai, così garantendo la piena continuità delle attività della banca”.

Se da un po’ era di fatto un separato in casa, oggi il manager è quasi un corpo estraneo. In ogni caso, forse spinto anche dall’orgoglio, Lovaglio non ha fatto un passo indietro, decidendo di non presentare le dimissioni. È ipotizzabile che qualcuno le avrebbe anche gradite viste le vicende vorticose degli ultimi giorni, ma è ancora presto per imboccare la porta di uscita. Quando lo farà, a breve comunque, visto il cambio della guardia a Rocca Salimbeni, sarà dall’altra parte della barricata, in quanto Pierluigi Tortora ha deciso di credere ancora in lui. Non è detto che basti per rimanere in sella - poi in ogni caso andrebbero compresi i meccanismi relazionali tra i vari azionisti - ma resta tuttavia un attestato di stima per il lavoro fatto.

Nel frattempo l’istituto senese ha deciso di mettere in visione a tutti i soci la relazione della bozza di bilancio. Nel documento è dettagliata anche l’indagine che coinvolge proprio Lovaglio, oltre che Francesco Milleri (Delfin) e Francesco Gaetano Caltagirone. “Tra le numerose condotte oggetto di contestazione nei confronti dei tre indagati - si legge -, all'amministratore delegato sarebbe stata ascritta unicamente la condotta consistente nell'aver asseritamente concertato con gli altri coindagati l'Ops mediante la quale la Capogruppo avrebbe acquisito il controllo di Mediobanca”.

A proposito della vicenda giudiziaria, la banca ricorda agli azionistiche “in base all'incolpazione provvisoria, sono stati ipotizzati nei confronti del predetto Amministratore Delegato, nonché del presidente del cda della Delfin e del soggetto indicato come ‘vertice’ del ‘Gruppo Caltagirone’ i reati di manipolazione del mercato ed ostacolo all'esercizio delle funzioni delle Autorità Pubbliche di Vigilanza”.

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