Economia
Mps, giovedì i vertici: convocato il cda
Giovedì arriverà la quadratura del cerchio. Almeno quella ufficiale, perché Mps andrà a completare i vertici dopo l’assemblea che ha decretato il trionfo di Luigi Lovaglio. Il nuovo cda, alla prima riunione, dovrà nominare il presidente e i due vice. Per il primo incarico la lista Plt Holding aveva indicato Cesare Bisoni, ex presidente di Unicredit. Figura che potrebbe aver lo status ideale per gestire un consiglio con molte anime. Poi si passerà ai due vice. Uno potrebbe essere Flavia Mazzarella, che fa sempre riferimento a Pierluigi Tortora, l’altro dovrebbe essere ad appannaggio della lista del cda. Nella quale rientra anche Fabrizio Palermo, che però potrebbe optare per rimanere nel cda di Generali, abdicando al suo ruolo a Siena.
Poi c’è Nicola Maione, uno degli sconfitti del 15 aprile, che da presidente ora si ritrova a essere dall’altra parte della barricata. A prescindere dai nomi sarà un consiglio quasi diviso in due, che tuttavia dovrà raggiungere quanto prima la massima collaborazione per accelerare sulla strategia industriale. E’ plausibile che, chiuso il capito assembleare, Lovaglio cercherà di produrre il massimo sforzo per portare a compimento i progetti montepaschini. A partire dal capitolo Mediobanca, la cui integrazione è prevista entro la fine dell’anno. Se questo è un piano consolidato, anche per remunerare come da promesse gli azionisti, il banchiere potrebbe già mettersi al lavoro per guardare oltre. Magari verso piazza Meda, che diversi analisti danno come punto di caduta delle prospettive di lungo periodo. Banco Bpm, sostenendo la lista Tortora, ha in qualche modo ribadito l’apprezzamento per il manager lucano. Certo, ci sono i propri interessi in ballo, con le partecipazioni dentro l’azionario, comprese quelle di Anima. Però, dopo essere sfuggita dalla grinfie di Unicredit, la realtà guidata dall’appena confermato Giuseppe Castagna potrebbe ragionare con una logica diversa rispetto all’iniziale pian stand alone.
Discorsi forse prematuri, ma che non lo potrebbero essere tra qualche mese quando la banca di piazzetta Cuccia sarà interiorizzata. Poi c’è sempre il capitolo Generali, al momento sistemata dentro la divisione Mediobanca: un tesoro da monetizzare e mettere ancora più a sistema. Nel frattempo, sull’assemblea è ritornato Lando Mario Sileoni, segretario generale della Fabi: “Non ha vinto solo una lista, ha vinto l'idea che nelle banche contano risultati, relazioni e credibilità”. Per il sindacalista l’esito è una medaglia al petto per due soggetti: “Il primo è il ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti, che ha giocato una partita a scacchi di grande intelligenza e di grande lungimiranza. La seconda sono gli stessi clienti e gli stessi dipendenti della banca, che manterranno al momento l'autonomia della loro banca”. Ma anche Lovaglio e Tortora possono appuntarsela.
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