Siena
Roberto Di Jullo è di nuovo al centro della scena nazionale con la mostra Traguardi, che dal 12 febbraio 2026 sarà a Roma presso la Camera dei deputati, nella Sala della Sacrestia del Complesso di Vicolo Valdina. Un riconoscimento importante per il maestro di Forlì del Sannio, autore del Palio del 2 luglio 2023, oggi conservato nel museo della Selva, e artista che negli ultimi anni ha intrecciato un legame sempre più profondo con Siena e con la sua Festa. In esposizione un grande dipinto a olio su tela (4 metri di larghezza e 2 di altezza). Il rapporto tra il pittore e Siena, però, negli anni non è scemato: lo testimoniano recenti lavori dai titoli che profumano di tufo, come Scosso a San Martino o Dieci al canape, segnali evidenti di un amore ricambiato che ha inciso profondamente nella sua vita.
“Per fare il Palio - commenta ancora oggi con orgoglio - bisogna entrare nello spirito della città e della Festa, e riportare tutto questo sulla seta. È un onore, è l'ultima grande commissione dei tempi moderni. Un tempo i mostri sacri avevano papi, cardinali e mecenati, oggi la chiamata da Siena è la cosa più gratificante che possa capitare. Per me è stato il coronamento della carriera, un sogno realizzato. È una medaglia al valore, se potessi la porterei sul petto. Io mi sono arrangiato mettendo la Balzana sul risvolto della giacca e scrivendo sui miei biglietti da visita Pittore del Palio di Siena”.
Di Jullo si commuove se ripensa all’accoglienza ricevuta. Cinque mesi intensi, prima e dopo il Drappellone, vissuti dentro le mura, tra passeggiate, incontri, amicizie e il lavoro nella bottega di Tommaso Andreini: “Sulle vostre lastre ho trovato le mie più belle emozioni. Vorrei tornarci ad abitare. L’esperienza nello studio di Tommaso è stata importantissima, anche per diventare un senese di adozione, e per percepire una sicurezza che nei miei studi di Roma o Pescocostanzo non avrei avuto, soprattutto per non commettere errori su ciò che prevede il protocollo. Nel quotidiano, camminavo e la gente continuava a fermarmi, a farmi i complimenti, a chiedermi di raccontare il mio lavoro. Mi sono sentito accettato in modo totale dalla comunità. Il consenso pressoché unanime sul mio Palio mi rende davvero felice”.
L’coinvolgimento totale è stato anche logistico e personale: “Per cinque mesi ho dedicato anima e corpo a quello che volevo esprimere con i miei colori, ma anche ai senesi e alla città. Mi era sempre stata descritta come guardinga, poco aperta verso chi viene da fuori, invece ho scoperto una comunità bellissima e accogliente. Ho condiviso tanto con le persone, e ognuna mi ha trasmesso qualcosa. So che a Siena bisogna nascerci, ma il tempo che ci ho trascorso mi ha permesso di entrare nel tessuto sociale e urbano”.
L’indimenticabile uomo dai baffoni a manubrio e le matite sempre pronte nel taschino della giacca ha impresse nella memoria, a caratteri di fuoco, le parole che ha speso per lui lo storico Duccio Balestracci: “Ha detto che sono uno che ha sempre parlato con tutti, condividendo il valore del mio incarico, e che questo mi ha reso amico perfino dei colonnini di piazza del Campo”. Non stupisce, allora, che al maestro sia rimasta “una valigia piena di valori e sentimenti. Della vostra città mi sono portato via tutto e la mia speranza resta quella di aprirci una bottega e venire a viverci. Se è vero che chi dice Palio dice Siena, e chi dice Siena dice Palio, io unisco tutto e dico Palio e Siena”.
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