San Gimignano
Carcere di Ranza
Un detenuto del carcere di Ranza a San Gimignano aveva tentato di nascondere nell’ano un micro cellulare, per utilizzarlo nel cella e avere contatti con l’esterno: la mossa però è stata scoperta durante un controllo e oggi è arrivata la condanna in tribunale, di otto mesi. Il fatto è avvenuto nel luglio del 2023, nella casa circondariale valdelsana.
Verso le 7 di mattina è stata eseguita una perquisizione durante l’immissione dei reclusi nell’area passeggi: il metal detector ha subito segnalato la presenza di qualcosa che non andava e così gli agenti hanno approfondito la verifica. Il detenuto, invitato a “espellere” l’oggetto vietato, ha eseguito due flessioni ed è stato rinvenuto un cavetto per la carica, e passando ancora sotto il metal detector questo ha nuovamente suonato, indicando la presenza di un ulteriore oggetto occultato. È stato lo stesso detenuto spontaneamente a consegnare, dopo una ulteriore flessione, il micro cellulare di colore blu marca L8Star con batteria di riserva, che nascondeva per via rettale.
L’indagine relativa all’accaduto è sfociata in un procedimento penale, giunto davanti al giudice monocratico Francesco Picardi, che ha disposto 8 mesi di pena per il detenuto, difeso dall’avvocato Alessandro Betti.
Cellulari in carcere: episodi sempre più frequenti
L’ennesimo episodio che si inserisce nella recente scia di fatti legati alle carceri senesi, tra cui la recente indagine a carico di un ispettore capo della Polizia Penitenziaria indagata per aver fornito stupefacenti e telefoni nella casa circondariale di Santo Spirito, dopo la segnalazione dei colleghi. Sono sempre più frequenti i tentativi di introdurre cellulari nelle carceri, addirittura usando i droni, come a Ranza dove alcune settimane fa i carabinieri hanno scovato e denunciato una persona che guidava il mezzo con l’obiettivo di depositare all’interno della struttura alcuni dispositivi.
Ranza è finito anche nella maxi indagine promossa dal Centro Operativo Dia di Genova, dal nome “Smartphone”, che ha portato un po’ in tutta Italia ad indagare 12 detenuti e complessive 31 persone a vario titolo, per aver indebitamente procurato, secondo l’ipotesi accusatoria, apparecchi telefonici o altri dispositivi idonei ad effettuare comunicazioni.
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