Torrita di Siena
Il Comune di Torrita di Siena ha intitolato una strada ad un personaggio di grande spicco: don Enrico Piastri. Nato a Montefollonico nel 1919, svolse gli studi teologici a Siena, ma ne uscì presto per malattia. Avendo una bellissima voce baritonale, studiava canto a Firenze ed ebbe una crisi spirituale. Colse al volo l’opportunità di cantare a Chianciano con le grandi artiste Petrazzini e Barbieri ma ritornò in seminario, riprese i suoi studi e il 29 giugno 1942 fu ordinato prete a Torrita di Siena, nella chiesetta di Ciliano. Il Capannone è un luogo sperduto in mezzo alla vallata torritese, dove una volta si notavano interminabili filari di viti e dominano ancora grandi poderi. Don Enrico dopo aver fatto costruire la chiesetta dedicata a San Macario, vi costruì una casa canonica, poi nel 1964 fece costruire una nuova pista, dove correvano i fantini del Palio di Siena e i cavalli più famosi dell’epoca.
La località si ingrandiva di persone, al punto di aprire una scuola con una sola maestra: Perla. Lei e il parroco collaborarono con grande gratitudine. Don Enrico comprò una macchina usata che utilizzava per la sua missione, per l'ospedale, per portare qualcuno al mercato o i ragazzi in colonia. Il sacerdote partì con gli amici, per andare a San Giovanni Rotondo, per farsi confessare da Padre Pio e tornò con un libretto che ebbe come regalo dal Santo. Don Enrico predicò anche a Roma dove ebbe la fortuna di abbracciare Papa Wojtyla. Come esempio di vita prese don Zeno e il frate di Pietralcina, i quali divennero poi due suoi carissimi amici. Il Capannone di Torrita si popolava ancora, fu costruita la casa della maestra, ampliando la casa canonica e nacque anche il teatro intitolato a Carlo Baldini vescovo così amato dal prete. Nel 1981, il parroco, volle onorare un suo parente Giulio Neri, basso profondo, con un grande concerto. In quella occasione, siccome don Enrico era molto amico di Bartali, lo invitò allo spettacolo e tra i tanti ospiti c’era anche Ferruccio Tagliavini. Il campione, in quella occasione, volle parlare della morte di suo fratello cadendo di bicicletta, investito da una macchina mentre si allenava: “Ebbi una vera crisi spirituale - disse - e non volevo più correre. Mi sentivo in colpa, perchè ero stato io ad invogliarlo e ad incoraggiarlo. Fu proprio il vescovo a convincermi e dopo la guerra, nel 1946, partecipai al Giro d’Italia, pur essendo un po' su con gli anni. Il mio rivale era Coppi, ma fu anche il mio più grande amico. L’allenatore gli diceva di darsi da fare, perchè sarebbe stato ridicolo essere sconfitto da un vecchio come me, quando facevamo le salite”.
Nella notte del Sabato Santo del 1991 don Enrico morì lasciando per sempre la sua piccola e amata comunità contadina del Capannone. Tutti gli hanno voluto bene e lo ricordano non solo come parroco, poeta, scrittore, cantante, ma soprattutto come uomo. Nel quindicesimo anniversario dalla sua scomparsa, Maria Elena Di Paola lo ha ricordato con una pubblicazione, Il Capannone, e gli è stato dedicato un Palio straordinario corso il 24 settembre 2006. Oggi il Comune di Torrita di Siena lo ricorda con l’intestazione di una via del paese.
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