Sabato 07 Marzo 2026

QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE INDIPENDENTE

DIRETTORE
SERGIO CASAGRANDE

×
NEWSLETTER Iscriviti ora

Siena

Cassiere licenziato batte la Pam in tribunale, ecco le motivazioni del giudice: "Test carrello discriminatorio e persecutorio: nuoce alla salute"

L'avvocato del lavoratore, che ha poi scelto di chiudere con l'azienda: "La sentenza dice che i cassieri non hanno mansioni anti taccheggio: un tranello, era anziano e miravano al turnover generazionale"

Claudio Coli

12 Gennaio 2026, 16:09

Di Gioia, Stramaccia e Fabbozzi

L'avvocato Stramaccia in mezzo ai sindacalisti Di Gioia e Fabbozzi

Il test del carrello così non si può fare: per il giudice è discriminatorio per motivi di età e persecutorio”. L’avvocato Andrea Stramaccia, legale dell’ormai ex dipendente Pam Fabio Giomi, riporta le determinazioni del giudice del lavoro Delio Cammarosano, che il 29 dicembre ha ordinato all’azienda di reintegrare il cassiere silurato dopo aver fallito il test del carrello, disponendo il pagamento di 5 mensilità. Il giudice ha reso note le motivazioni con cui ha dato ragione a Giomi e a Filcams Cgil, le quali avevano avviato una causa civile per annullare il clamoroso allontanamento del lavoratore 62enne, che comunque alla fine ha deciso di non tornare alla cassa e chiudere il rapporto lavorativo, ricevendo 15 mensilità di indennità sostitutive.

Fabio Giomi

Già il dispositivo di sentenza aveva definito il licenziamento “discriminatorio e illegittimo”, ora le 34 pagine della sentenza vanno in profondità e sono pronte a fare giurisprudenza, visti gli altri numerosi casi sanzionatori che si sono verificati a seguito del contestato test. “Il test così come è stato fatto – spiega Stramaccia riportando la sentenza – non si può fare. È discriminatorio per ragioni di età, viola i principi di correttezza e buona fede nel rapporto lavorativo. Il cassiere non ha mansioni di anti taccheggio: e di più, questo atto nuoce alla salute, è stato fatto una sorta di tranello. Il controllo della merce che volevano facesse Giomi poteva essere lesivo e creare un pericolo a sé stesso e altri colleghi per le reazioni di eventuali clienti accusati di furto. Ed infine è giudicato dal Tribunale un atto persecutorio: due test sono stati eseguiti solo su di lui, con il primo che venne superato. Essendo anziano, l'azienda mirava a un turnover generazionale”.

La Pam ha adesso sei mesi per proporre Appello contro il verdetto, un’ipotesi che la difesa di Giomi reputa abbastanza remota vista la portata di quanto fissato dal primo grado. “La sentenza fa storia, fossi un supermercato questo test non lo rifarei - ancora Stramaccia - un’azienda della grande distribuzione non può affidare le mansioni di anti taccheggio ai cassieri per risparmiare, tra l’altro con una formazione contraddittoria, che manda in confusione. Vengono simulati furti improbabili, che nessun cliente farebbe mai, perché sarebbe subito scoperto”.


Giomi sostenuto dalla Cgil prima dell'udienza in tribunale

“La sentenza - aggiunge Mariano Di Gioia, segretario Filcams Siena - conferma le nostre ragioni, siamo contenti e soddisfatti, il test del carrello è illegittimo, non poteva essere fatto, né a Fabio né a nessun lavoratore Pam e della grande distribuzione che dovrà rivedere il suo piano. Forse non era il primo caso in Italia, però hanno sbagliato provincia dove farlo”.

Newsletter Iscriviti ora
Riceverai gratuitamente via email le nostre ultime notizie per rimanere sempre aggiornato

*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy

Aggiorna le preferenze sui cookie