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La vertenza

Paycare, migliora l'offerta sugli incentivi: per uscire 38 mila euro

Bocciato invece l’aumento di smart working per chi si trasferirà a Livorno

Aldo Tani

13 Febbraio 2026, 06:16

Paycare

I lavoratori Paycare in Piazza del Comune

L’incentivo è fissato. Chi accetterà di firmare l’accordo di uscita da Paycare entro il 31 marzo (da rendere poi effettivo nel prossimo dicembre) riceverà 38 mila euro lordi. Ovvero tre mila euro in più della cifra offerta dall’azienda nell’ultimo incontro. I sindacati ambivano a ottenere un risultato ancora migliore, ma la proprietà ha chiarito che non sarebbe andata oltre.

Prendere o lasciare. E le sigle sindacali hanno accettato, considerato l’ulteriore passo in avanti per venire incontro alle richieste delle parti sociali. Per i 17 dipendenti che godono del regime di part time la cifra sarà lievemente più bassa, 34 mila euro. Anche in questo caso le maestranze hanno provato a forzare la mano, chiedendo di equiparare le due categorie di lavoratori ma il tentativo è andato a vuoto.

Chiuso questo capitolo, resta da capire che ne sarà del personale in forza al sito senese. Una trentina di unità che da fine 2025 sono senza lavoro. Nell’anno appena iniziato ci sarà la possibilità di usufruire del regime di cassa integrazione. Poi il resto della storia al momento rimane segnato da un evidente punto interrogativo.

La prospettiva, per chi vorrà rimanere all’interno del gruppo, è di trasferirsi a Livorno. Nella trattativa di ieri mattina i sindacati hanno avanzato la proposta di poter lavorare da remoto per chi opterà per questa soluzione. Da Konecta però è arrivata soltanto un’apertura parziale. L’orario dovrà essere così suddiviso: il 40% del tempo sarà in modalità smart working, il restante in sede. “L'incontro si è concluso con un parziale e secondo noi non soddisfacente accoglimento delle nostre richieste - ha evidenziato Daniela Miniero della Fiom Cgil -. È stata confermata la possibilità di poter utilizzare tutto l'anno di ammortizzatori sociali. Non c'è stata data nessuna apertura rispetto né alla diminuzione della percentuale del lavoro in presenza, qualora il lavoratore dovesse decidere di percorrere l'altra strada, ovvero quella della ricollocazione, né tanto meno di un rimborso spese. Ora faremo un passaggio con i lavoratori e capiremo se ci sono gli estremi per firmare un accordo”.

Riflessione che ne precede un’altra: “Resta tanta amarezza oltre al problema di dover gestire altre 35 persone che rimarranno senza lavoro sul nostro territorio”. Pensiero condiviso con Giuseppe Cesarano della Fim Cisl: “È stato l’ultimo incontro con i vertici di Paycare. C’erano delle criticità da superare e ora siamo arrivati in fondo. Da parte dell’azienda ci sono state alcune aperture, mentre su altri aspetti, come lo smart working, non siamo riusciti a ottenere quanto ci auguravamo. Questo è stato il massimo risultato raggiungibile. La parola definitiva ora spetta ai lavoratori. Se ci danno il via libera, concludiamo l’accordo”. Dopo anni di traversie, caratterizzati dalla rincorsa alle commesse e periodi estenuanti di cassa integrazione, appare difficile che il personale si volti dall’altra parte.

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