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Siena

Morte David Rossi, l'ex pm Matone: "E' stato ucciso. Fazzoletti non periziati, sono allibita"

La deputata Lega e vice presidente della Commissione d'inchiesta commenta gli ultimi sviluppi e critica le precedenti indagini

Claudio Coli

27 Febbraio 2026, 05:16

Simonetta Matone

Simonetta Matone

"David Rossi non si è suicidato, ci sono elementi inequivocabili e scientifici, non parliamo di ipotesi. E resto sgomenta davanti al fatto che al tempo non siano stati periziati i sette fazzoletti sporchi di sangue". Non ha dubbi sulla tesi dell'omicidio Simonetta Matone, ex pm e deputata della Lega, nonché vicepresidente della Commissione parlamentare d'inchiesta bis sulla morte del manager Mps, che a Radio Anch'io, intervistata da Stefano Mensurati, ha analizzato a 360 gradi gli ultimi sviluppi dell'annoso caso che ha sconvolto la città del Palio. I risultati delle ultime perizie svolte dal medico legale Robbi Manghi e dal tenente del Ris Adolfo Gregori hanno impresso una svolta decisa a una vicenda che ormai era stata – tra molti dubbi – archiviata due volte come un drammatico gesto volontario e non aveva trovato nuovi sbocchi dopo la prima commissione d'inchiesta: ora si parla a chiare lettere di un'aggressione in piena regola avvenuta probabilmente nello studio di Rossi a Palazzo Salimbeni. Qui potrebbe essere nata una discussione con persone che forse conosceva, sfociata nel dramma, col manager che sarebbe stato afferrato – stando agli esiti dei consulenti - e penzolato fuori dalla finestra.

"Due aspetti della perizia – sottolinea la Matone - sono stati assolutamente risolutivi. Partendo dalle ferite che David aveva sul polso sinistro e sull'avambraccio è venuto fuori che queste lesioni erano incompatibili con la caduta ma erano provocate da un trattenimento del braccio – evidenzia – che è stato estremamente violento e dimostra che praticamente come Rossi sia stato tenuto fuori della finestra". Il lavoro della commissione proseguirà per stabilire le reali intenzioni degli aggressori, e possibilmente la loro identità, nonché il movente. "Non si capisce se c'è stato un tentativo di spaventarlo o una vera e propria volontà di buttarlo di sotto, questo elemento è assolutamente centrale perché – ancora la Matone - l'orologio cade dopo con una rottura del cinturino che è incompatibile con un fatto casuale ma è dovuta proprio alla pressione esercitata sul braccio. Questo – nota l'ex magistrato - è il primo elemento e significa che lì in quella stanza c'era più di una persona, perchè sennò come si fa a tenere Davide Rossi sospeso fuori dalla finestra?" si chiede il deputato. Che analizza poi il secondo passaggio chiave, venuto fuori dalla perizia sulle ferite sulla faccia: "Le lesioni che Rossi ha sul volto non sono dovute alla caduta ma ad un violento impatto contro la barriera di ferro anti-piccioni che stava sulla finestra – conferma - la ricostruzione fatta da questi esperti dice che lui non è scivolato lungo il muro come si vede nelle ricostruzioni della prima perizia in cui lo scivolamento è compatibile con un suicidio – sostiene - è caduto invece discostato dal muro. Sono elementi inequivocabili, assolutamente scientifici".

La Matone coglie l'occasione per commentare il lavoro della magistratura relativo all'indagine sulla morte di Rossi e sulla gestione della scena del crimine, dall'alto della sua esperienza in ambito investigativo: "Da ex pubblico ministero ed ex sostituto procuratore generale sono allibita all'idea che i sette fazzoletti sporchi di sangue da cui bisognava partire non sono stati periziati – tuona - quei sette fazzoletti stanno a dimostrare che lui è stato picchiato prima, a meno che non si voglia sostenere che lui soffriva di epistassi, cosa che non è" puntualizza. Da qui una stoccata agli ex colleghi: "Questi magistrati – attacca - hanno avuto degli esposti al Consiglio Superiore della Magistratura e in seguito una carriera brillantissima. Io sono sgomenta davanti a questa vicenda. Ripeto – ancora la Matone - io dal primo momento, quando ho visto le fotografie dei fazzoletti sporchi di sangue, ho detto E questi? Non ci sono più, hanno avuto 3-4 ore per fare un macello" è l'accusa mossa. La chiosa è sulla necessità di ricostruire il contesto – quello della tempesta giudiziaria senza precedenti che aveva avvolto la banca nel pieno della crisi - in cui si inserisce quanto avvenuto. Un'impresa, a distanza di anni, non facile. "Siccome nulla accade per caso, io mi pongo l'interrogativo, ma perché accade tutto questo? – è l'interrogativo finale - bisogna fare chiarezza su quello che stava accadendo e su chi gestiva gli affari del Monte dei Paschi di Siena in quel momento. Questo non so se si riuscirà a farlo".

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