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Il caso

Due avvocatesse senesi nel mirino dello stalker telefonico seriale. "Entrai in agitazione, temevo di trovarlo fuori dallo studio"

Una delle due scopre il suo vero numero con una app e lo denuncia. Imputato un 34enne romano pluripregiudicato per stalking, oggi in carcere, noto da anni alle cronache nazionali

Redazione Web

27 Marzo 2026, 05:17

giudice Fabio Frangini

Il processo si celebra davanti al giudice Fabio Frangini

Lo stalker telefonico seriale delle avvocatesse aveva messo nel mirino anche due professioniste del foro di Siena, senza fare i conti però con la loro abilità investigativa. Grazie a una app installata nel telefono, una delle due legali, perseguitata da circa 50 telefonate, è riuscita a rintracciare il suo vero numero e a denunciarlo. Adesso un 34enne romano (che si trova recluso nel carcere di Frosinone) è a processo per stalking davanti al tribunale di Siena, ed è l’ennesimo a suo carico, essendo pluripregiudicato per lo stesso reato. Da anni infatti prende di mira le avvocatesse con telefonate moleste, tutte a sfondo sessuale, tanto da essere spesso salito alla ribalta della cronaca un po’ in tutto il paese.

Come detto a Siena, tra il dicembre 2022 e il gennaio 2023, l’uomo - pescando probabilmente online i recapitati telefonici - aveva puntato due avvocatesse della zona. Ad una sono state rivolte, oltre che pesanti insulti sessisti, richieste sessuali oscene. All'altra parte offesa, sempre attraverso due telefonate, sono state proferite invece altre frase moleste e oscene, sempre a sfondo sessuale.

Una delle due avvocate, ieri in aula davanti al giudice Fabio Frangini, ha raccontato la brutta esperienza vissuta: “Stavo lavorando quando ho ricevuto la prima telefonata, cui ho risposto – ha riferito – la voce era maschile, l’accento romano. Sono entrata in agitazione non sapendo chi fosse, ho avuto forte paura di poterlo trovare fuori dallo studio. Così sono corsa subito a sporgere denuncia alla polizia giudiziaria”. Le telefonate arrivavano solitamente con l’anonimo, ma l’avvocata, installando un’applicazione sul suo smartphone che rivela il numero reale, è riuscita a rintracciare l’utenza e a fornire l’importante elemento in querela. La Polizia Postale, come confermato in aula da un sovrintendente che ha testimoniato, ha poi constatato che quel numero agganciava una cella telefonica vicina all’abitazione dell’imputato. “L’ho richiamato per avvertirlo che l’avrei denunciato, ma ha continuato con le sue telefonate” ha spiegato la vittima.

L’insistenza dello stalker aveva creato forte apprensione anche alla collega: l’uomo infatti le diceva che la stava osservando. Il procedimento si aggiorna a inizio luglio, quando dovrebbe chiudersi l’istruttoria dibattimentale. A difendere le due legali sono i colleghi Ivan Roberto Picci e Duccio Pagni.

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